Nato, Russia e il problema delle percezioni

Nel gioco di tensioni e accuse reciproche tra NATO e Russia, il vero problema è dato più dalle percezioni che dai dati oggettivi – [Lorenzo Nannetti, Il Caffè Geopolitico]

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In una recente intervista al Financial Times, il Capo di Stato Maggiore estone Tenente-Generale Riho Terras ha richiesto lo schieramento di batterie antimissile Patriot e in generale di maggiori forze NATO nell’area per aumentare il potenziale di deterrenza dei Paesi Baltici contro una potenziale invasione Russa. Ma i Paesi Baltici rischiano davvero di essere invasi? La risposta tra gli analisti occidentali varia molto a seconda dell’interlocutore, da chi si esprime come sicuro di una futura invasione a chi nota come sia alquanto improbabile che la Russia voglia scatenare una guerra totale con la NATO, che militarmente appare avere ancora una marcata superiorità. Tra accuse di provocazioni reciproche, in realtà però tutti questi discorsi mancano il vero fulcro della questione, ovvero come funzionino davvero queste dinamiche.

Le red lines

Ogni nazione ha delle “red lines“, che se superate da un avversario fanno scatenare il conflitto aperto vero e proprio. In altre parole un Paese è disposto a sopportare provocazioni e mosse avversarie fino a che non supera certi limiti e quei “certi limiti” sono quelli che determinano la differenza tra pace e guerra. Entrambi i contendenti cercano di comprendere le red lines dell’altro (e spesso credono, non sempre a ragione, di saperlo) per aumentare la “pressione” diplomatica, militare ecc… senza mai oltrepassarle, perché ovviamente nessuno vuole uno scontro aperto.

La stessa situazione si ha tra Russia e NATO, che cercano di valutare ciascuno le red lines dell’altro: fino a che punto posso spingermi per guadagnare vantaggi politici, diplomatici e anche militari prima di scatenare una guerra che non voglio?

Hybrid Warfare

La dottrina russa dell’Hybrid Warfare, impiegata ad esempio in Donbass e Crimea (ed è di questo che i Paesi Baltici hanno paura, a torto o a ragione non ha molta importanza) si basa su un concetto semplice: si punta a creare delle situazioni “di fatto” sul terreno, dove le forze armate russe o forze filo-russe possano usare una superiorità locale temporanea per, ad esempio, occupare un’area velocemente (come la Crimea) o mandare aiuti a propri alleati senza dichiararlo apertamente (Donbass). A questo punto, indipendentemente dal diritto internazionale, hanno creato una situazione di fatto ed è come se affermassero: “noi siamo qui, che ti piaccia o no. Se vuoi toglierci da qui devi iniziare tu la guerra diretta.”

Il sistema dell’Hybrid Warfare pertanto, al di là delle tecniche e tattiche specifiche nella quali si attua (esistono molte varianti), gioca sul fatto che esiste uno scarso interesse (soprattutto occidentale) per la guerra e in particolare la guerra su suolo europeo. Mosca cioè opera basandosi sull’idea (corretta) che quelle azioni in Crimea e in Donbass non superino quelle famose “red lines” NATO, e quindi evitino che la NATO impieghi davvero la sua forza militare. Il risultato è che senza una risposta diretta da parte del potenziale NATO le forze russe o filo-russe mantengono la loro presenza e il loro controllo anche se ciò viene fortemente criticato dalla parte avversa.

Paesi Baltici

Ora veniamo ai Paesi Baltici. Sono protetti dall’articolo 5 del trattato di Washington, ma quanti in Europa Occidentale, in caso di invasione, davvero vorrebbero mandare i propri soldati a morire per Riga, ad esempio? Si ha pertanto questa situazione: le provocazioni reciproche tendono sempre a stare sotto le red lines, ma contano le percezioni: la Russia non necessariamente è interessata a prendere il Baltico, e sicuramente non vuole scatenare una guerra diretta. Vuole però disgregare l’unità NATO, se possibile, e quindi testa la coesione dell’alleanza perché se alcuni Paesi hanno paura della Russia e altri invece la guardano favorevolmente, la combinazione di certe pressioni su alcuni mentre continua il dialogo economico ed energetico con altri disunisce la voglia di combattere. Infatti la NATO su questo esita: vuole proteggere i Paesi dell’Est, ma non vuole la guerra né mostrarsi troppo aggressiva, quindi non schiera troppe truppe a Est (i rischieramenti recenti sono di entità ridotta, nonostante le dichiarazioni).

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Funziona tutto finché nessuno dei due contendenti passa le red lines dell’altro – e qui si colloca il vero problema: è una questione di percezioni, non di dati assoluti. La Russia potenzialmente potrebbe continuare a provocare finché non temerà, così facendo, di superare le red lines NATO. L’invasione di un Paese Baltico è ovviamente una red line, ma se la Russia pensasse che di fronte a un’invasione mascherata (hybrid warfare) la NATO non sarebbe disposta a combattere, allora potrebbe farlo… e avrebbe la superiorità locale per ottenere il controllo.

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