Il ministro Padoan alla Comenius: in Europa servono crescita, occupazione e condivisione

padoan_(BSlovacchia.sk)

Definito “a tratti visionario” dal suo uditorio – composto di accademici, studenti, rappresentanti istituzionali e diplomatici -, il ministro dell’Economia e delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan ha presentato il 13 giugno un succinto e denso intervento nella gremita sala del Rettore dell’Università Comenius a Bratislava, intitolato “A Shared European Policy Strategy for Growth, Jobs, and Stability” e basato sull’omonimo documento strategico del governo italiano.

Il discorso del ministro Padoan, già professore di Economia (da lui scherzosamente in varie occasioni definita “la scienza triste”) all’Università La Sapienza di Roma, ha offerto il punto della situazione sulle attuali sfide socio-politiche ed economico-finanziarie che l’Europa saprà affrontare al meglio se intenderà «vedere il bicchiere mezzo pieno», ovvero a partire dall’utilizzo più efficace delle istituzioni e degli strumenti già esistenti in ambito comunitario, i quali tuttavia necessitano di un deciso potenziamento possibile mediante l’unione più coesa degli sforzi economici e politici di tutti i Paesi dell’UE.

L’Italia conosce profondamente le problematiche attuali dell’UE, già critiche durante la propria presidenza del Consiglio dell’Unione europea nel 2014, e la Slovacchia, che si appronta a ricoprire lo stesso incarico a partire da luglio, dovrà offrire, insieme agli Stati membri, soluzioni intelligenti e coraggiose sulle tematiche decisamente sensibili di questa fase storica: l’occupazione, i movimenti migratori e la crisi dei rifugiati, la sicurezza e la prevenzione del terrorismo.

«L’Unione europea non produce abbastanza posti di lavoro, non offre un solido welfare, non raccoglie abbastanza consenso unanime, e delude alquanto. Il tasso di disoccupazione è stato troppo alto e lo si è lasciato protrarre troppo a lungo», ha commentato il ministro Padoan spiegando che l’UE deve rispondere alle proprie sfide «in modo da essere parte della soluzione piuttosto che parte del problema», mediante l’introduzione di strumenti e operazioni congiunte e a lungo termine.

https://www.facebook.com/Ambasciata.Bratislava.Slovacchia/posts/1195047867207181

Non vi è solo un’urgente necessità di amplificare l’offerta di lavoro, ma anche di creare le basi «per una prospettiva a lungo termine» per i cittadini europei e in particolare per i giovani. In tono ottimistico e rassicurante ha affermato che «il lavoro deve essere la regola, non un’eccezione».

 

In tema di immigrazione, il ministro ha esaustivamente coperto i punti essenziali dell’attuale progetto del governo italiano, esponendo il bisogno di far collimare le politiche nazionali con quelle europee, affermando inoltre che mediante una strategia valida «l’UE è in grado di integrare coloro i quali sono pronti ad integrarsi, e deve anche investire per creare opportunità e risorse non solo all’interno dei propri confini ma anche per contribuire al miglioramento delle condizioni di vita negli stessi paesi dai quali i rifugiati ora stanno fuggendo».

Con la chiarezza accademica che caratterizza il suo eloquio, Padoan ha schematizzato alcuni principi guida da ritenere essenziali alla riprogettazione delle istituzioni economiche dell’UE. Innanzitutto va «rafforzato l’accordo che integra gli Stati membri sotto un’unica strategia, in modo che la dimensione nazionale di ognuno di essi e quella europea si combinino.» Il ministro prosegue illustrando la proposta di migliorare il sistema di suddivisione e mitigazione del rischio finanziario così da «minimizzare l’instabilità», e di una maggiore condivisione delle risorse economiche. Quest’ultima sarà possibile anche grazie a una maggiore flessibilità – non indulgenza -, fiscale. E per portare a segno tali misure, sebbene possa essere vantaggioso creare lo spazio per realizzarne di nuove, basterà anche semplicemente agire all’interno dei trattati già in vigore. Ribadisce esplicitamente Padoan che gli strumenti necessari per questa crisi ci sono, sono già operativi, e attendono solo di essere applicati con maggiore incisività e con collettivo accordo. Al fine di un imperativo accrescimento dei propri mezzi economici utili l’Unione europea deve aprirsi a «una riconsiderazione del budget, anche mediante una migliore coordinazione della raccolta delle risorse fiscali comunitarie».

Si dimostrerà allora indispensabile l’istituzione di quello che il professore definisce un nuovo «ministero delle Finanze dell’Euro-Zona» che sarebbe capace di stabilizzare l’Unione nei casi di emergenza come questo. «E molte operazioni sono pronte all’attuazione previo il raggiungimento, in tempi brevi, di una loro implementazione a livello politico».

Per politiche socio-economiche più efficaci contro la crisi, la strada ora più indicata per l’Europa è di «costruire una maggiore fiducia» e coordinazione tra gli Stati UE: «va deciso che è buono per tutti scegliere un approccio unitario.» Prendiamo, ad esempio, la crisi dei rifugiati, chiarisce Padoan: «I confini dell’Europa vanno protetti, tuttavia non nel senso di erigere più muri tra gli Stati, ma affinché si comprenda che, quando gli immigrati arrivano in Grecia o approdano al Sud Italia, costoro sono arrivati e sono approdati in verità, al “Sud dell’Europa”.»

Così magistralmente conclude il ministro Padoan l’esemplificazione della proposta che il governo italiano sostiene in ambito europeo con la convinzione che le tematiche di interesse collettivo vanno esaminate, e superate, collettivamente.

(Matteo Sica, IIC Bratislava)

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Foto BSlovacchia.sk

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