Usa, strage continua: le armi fanno 33mila morti all’anno [Infografiche]

Dall’inizio del 2016 sono stati 136 i casi di uccisioni di massa con armi da fuoco negli Usa, dove nel 2014 hanno colpito più di 33mila persone. [Di Riccardo Saporiti, Wired.it]

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L’attacco al Pulse club, uno dei locali simbolo della comunità Lgbt di Orlando in Florida, ha riacceso l’attenzione dei media sul tema dei mass shooting. Purtroppo, anche se non con un numero così alto di vittime, episodi come quello che si è verificato nella notte tra sabato e domenica sono all’ordine del giorno negli Stati Uniti. Solo dall’inizio dell’anno sono 136 i casi di stragi con armi da fuoco, registrati in America. Quasi uno ogni giorno.

A dirlo è Gun Violence Archive, organizzazione non profit nata nel 2013 con lo scopo di censire gli episodi violenti legati alle armi da fuoco. Questo ente utilizza una definizione più ampia rispetto a quella dell’Fbi, per la quale un mass shooting è tale se lascia almeno quattro vittime sul terreno. In questo modo dall’attacco ad un night club a Lakeland, sempre in Florida, il 6 gennaio scorso all’attacco di questo fine settimana, Gva ha contato 136 episodi di mass shooting, che hanno causato la morte di 213 persone e il ferimento di altre 548.

Gli stati più colpiti sono appunto la Florida e la California, con 15 episodi, seguiti dall’Illinois con 11. Ed è appunto lo stato che abbraccia il golfo del Messico ad aver pagato il tributo di sangue più alto, con 56 vittime, 50 delle quali morte solamente nel corso dell’attacco dello scorso fine settimana. In un Paese che si avvia a una campagna elettorale molto dura, l’attenzione si sta ora concentrando sul movente che avrebbe spinto il 29enne Omar Mateen ad aprire il fuoco sulla folla. L’omofobia, certo, ma si indaga anche sulla rivendicazione da parte dell’Isis di questo attentato.

Quale che sia il motivo alla base di questa strage, il numero di mass shooting registrati soltanto nei primi sei mesi del 2016 conferma però il fatto che gli Stati Uniti hanno un serio problema legato alla diffusione delle armi da fuoco. Non per niente sono il primo Paese al mondo per il numero di fucili e pistole possedute da privati, un numero che oscilla tra i 270 ed i 310 milioni di pezzi. A dirlo è GunPolicy.org, organizzazione nata al dipartimento di salute pubblica dell’università di Sidney in Australia, secondo la quale in America circolano qualcosa come 114 milioni di pistole, 110 milioni di fucili e 86 milioni di fucili a canna liscia.

Un vero e proprio arsenale custodito nelle case di semplici cittadini che esercitano un diritto riconosciuto loro dal secondo emendamento alla Costituzione. Unico dato consolante il fatto che si è ridotto il numero di appartamenti nei quali si trova un arma: negli anni Settanta in una casa su due c’era almeno una pistola, oggi questa percentuale è scesa al 31%.

Questa tendenza, però, non si è accompagnata ad una riduzione del numero delle vittime delle armi da fuoco, che sono in costante aumento dal 1973 a oggi. Sempre secondo GunPolicy.org, 40 anni fa furono poco meno di 29mila le persone uccise da un proiettile, una cifra che nel 2014 ha superato le 33mila unità, il valore più alto mai raggiunto.

Numeri che, insieme a quelli relativi alle uccisioni di massa, certificano la necessità di intervenire a livello legislativo sul controllo delle armi. Lo fece nel 1996 in Australia, dopo il cosiddetto massacrò di Porth Artur, un attacco ad un caffé che causò la morte di 35 persone. Vent’anni più tardi gli omicidi connessi alle armi da fuoco sono calati di un terzo e la possibilità di essere uccisi da un colpo di pistola si è ridotta dal 72%. Negli Stati Uniti, al contrario, le vittime continuano ad aumentare.

(Riccardo Saporiti via Wired.it cc-by-nc-nd)

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Foto vpickering cc-by-nc-nd 2.0

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