Speciale Europei: tra hooligan e timore attentati

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Il fischio d’inizio tra Francia e Romania allo Stade de France ha messo definitivamente in moto i meccanismi della macchina di sicurezza congegnata dal governo francese per i Campionati Europei di calcio. Si tratta di un dispositivo collaudato durante l’intero mese di maggio e composto da più di 80.000 ingranaggi. A essere distaccati sul territorio francese, infatti, sono 42.000 policiers, 30.000 gendarmes, 10.000 agenti di sicurezza privata e, per ciascun gruppo operativo, 17 ufficiali di collegamento. A venir presi in considerazione, evidentemente, non sono stati solo i potenziali attacchi di matrice terroristica, ma anche le minacce connesse all’arrivo degli hooligan.

Un piano strutturato

Lo schema logistico a protezione dei 2,5 milioni di spettatori attesi e delle squadre nazionali si fonda su un doppio filtro: il primo nei principali svincoli delle linee di trasporto e il secondo agli ingressi degli stadi. Le partite si disputeranno in 10 città diverse e a ciascun evento è stato assegnato un differente grado di allerta, calibrato su numero di spettatori presenti, rilevanza del municipio ospitante come obiettivo terroristico e, non ultimo, squadre coinvolte. Per fare un esempio a breve termine, le forze di sicurezza francesi avevano individuato, tra le altre, due partite considerate come target sensibili: Inghilterra –  Russia, dell’11 giugno, e Turchia-Croazia, del 12 giugno.

La previsione si è rivelata del tutto corretta per quanto riguarda il primo incontro: centinaia di hooligan inglesi sono scesi in strada a Marsiglia dopo aver devastato un bar, dando inizio a scontri con altri tifosi e forze di polizia. Rispetto al 1998, inoltre, gli hooligan hanno arricchito il proprio repertorio di slogan, arrivando a inneggiare allo Stato Islamico. Le forze dell’ordine hanno prontamente disperso i gruppi coinvolti negli scontri, dando contezza della propria preparazione. Gli scontri si sono replicati anche dopo la partita.

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La prevenzione

Alcuni dubbi sono quindi sorti in merito all’attività di prevenzione fortemente rivendicata dalle autorità inglesi, in grado di applicare un obbligo di residenza, nelle serate nelle quali la nazionale britannica disputi un incontro all’estero, a coloro che siano già stati condannati per episodi di violenza all’interno degli stadi. Circa 3.000 persone, nelle scorse settimane, si sono viste applicare tale misure, o misure analoghe in altri Paesi, da parte delle rispettive autorità giudiziarie.

Alcune perplessità in merito al funzionamento della macchina di sicurezza francese erano già sorte il 21 maggio scorso, quando, durante la finale di Coupe de France, rilevanti scontri si sono verificati all’interno dello stadio durante Olympique Marseille – Paris-Saint-Germain, match inteso come prova generale di Euro 2016. Le tifoserie avversarie, in quell’occasione, erano riuscite a introdurre e far detonare dalle curve diverse bombes agricoles, petardi e fumogeni.

L’état d’urgence

Il Presidente Hollande, nel mentre, deve far fronte anche a due ulteriori ordini di polemiche. Il primo è relativo ai ripetuti e frequenti scioperi di Air France e dell’SNCF (società nazionale di gestione della rete ferroviaria), rispetto ai quali si è detto sempre più sconcertato, dichiarando come “qualcuno [ai vertici] non capisca come [gli scioperi] ledano innanzitutto gli spettatori e non gli organizzatori degli eventi”.

Il secondo tema, molto più scottante, concerne l’ulteriore proroga dell’état d’urgence, ossia il regime d’eccezione giuridica entrato in vigore all’indomani degli attentati del 12 novembre a Parigi. Dal 26 maggio, infatti, lo stato d’emergenza è stato prolungato di ulteriori due mesi, “per il persistere della minaccia terrorista ed il venir in essere di eventi di natura internazionale”, come ha ricordato il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve. I limiti di libertà imposti ai cittadini in corrispondenza dell’aumento di quella delle forze di polizia, autorizzate, in forza dell’état d’urgence, a porre in essere perquisizioni e fermi privi di previa autorizzazione giudiziaria, hanno sollevato quindi grandi rimostranze da parte della destra e di associazioni a tutela dei diritti civili.

Tra il 10 giugno e il 20 luglio, pertanto, il piano di sicurezza del governo francese dovrà dar prova di solida resistenza, a dispetto delle paure avanzate da alcune fonti anonime dei servizi segreti e riportate da The Independent giovedì scorso: in tal senso le fanzones parigine, organizzate per ospitare migliaia di persone davanti ai maxi schermi, risulterebbero obiettivi sensibili al pari di “10 Bataclan a cielo aperto”. Uno scenario a dir poco inquietante, immaginato, si spera, a causa di un clima di tensione politica molto elevata.

(Tullia Penna, via RivistaEuropae.eu)

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