Anche Mosca vuole il suo Hyperloop

hyper-traspo_(mhsr.sk)

Prima la Slovacchia, ora la Russia. Pur se ideato e testato negli Usa, il progetto Hyperloop sembra trovare strada fertile nel Vecchio Continente più che in patria. Poco male, ovviamente, per le startup che puntano a realizzare l’innovativo mezzo di trasporto, perché l’importante è continuare a sviluppare, trovare investimenti e stingere collaborazioni al fine di accelerare i tempi per donare al mondo un elemento col potenziale per rivoluzionare modalità e tempi degli spostamenti per il mondo.

Se il governo slovacco si è già mosso per collegare Bratislava da una parte a Vienna e dall’altra a Budapest, l’obiettivo della Russia è molto più ambizioso, perché si punta a unire il paese (il più esteso del globo) da est a ovest e da sud a nord. Questa è la meta finale, che richiederà parecchi anni, però il primo passaggio è chiaro e meno gravoso: congiungere Mosca con i porti del Mar Baltico, in particolare con San Pietroburgo (610 km), seconda città dello stato e capitale culturale dell’ex URSS.

«Siamo il paese più attrezzato per sperimentare la nuova tecnologia basata sulla lievitazione magnetica», ha dichiarato Maxim Sokolov, ministro dei trasporti russo, confermando che il paese è deciso a investire denari sul potenziale di Hyperloop e progetti simili.

Già, perché se un primo accordo è stato siglato con Hyperloop One, i russi stanno lavorando anche su sistemi ad alta velocità diversi da quello ideato da Elon Musk, capace di toccare i 1.200 chilometri orari. Dopo aver ammirato il prototipo iniziale nel 2013, un team che include esponenti delle ferrovie statali, ingegneri e professori universitari, hanno avviato un programma per creare un sistema che sfrutti la levitazione magnetica, riuscendo anche a effettuare qualche test nell’ultimo anno. Proprio in virtù di questo piano e delle conoscenze degli esperti locali sulla levitazione magnetica, Sokolov ha evidenziato come, rispetto ai circa 21 miliardi di dollari previsti negli Usa, la stima dei costi in Russia si ridurrebbe a 12-13 miliardi di dollari. Ad ogni modo il programma è solo allo stato iniziale, come dimostra la scarna lista degli investitori, tra i quali figura però la compagnia Gordon Atlantic.

(Alessio Caprodossi, Wired.it-cc-by-nc-nd)

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