Uno stupro di 20 minuti è uno stupro?

L’assurda lettera del papà di uno stupratore ai giudici, che sottolinea la durata della violenza per chiedere la grazia, racconta molto sulla cultura che circonda la violenza sulle donne [di Sivia Vecchini, Wired.it]

donne-violen-sess_(flickr_nc-nd)

Brock Turner ha stuprato una ragazza la notte tra il 17 e il 18 gennaio dietro un cassonetto dell’immondizia. Brock Turner è un atleta di Stanford, è stato condannato per stupro. Il giudice ha previsto una pena sorprendentemente indulgente per lui: sei mesi di carcere, che potranno essere ridotti a tre. Turner ha 20 anni, si dichiara non colpevole e dà tutta la colpa dell’accaduto all’alcol.

Inoltre, il suo piano è quello di commutare la pena andando nelle scuole a mettere in guardia gli studenti sul binge-drinking e la promiscuità sessuale. Lo stupratore che parla ai ragazzi della promiscuità sessuale sembrerebbe già il massimo, ma per lui fa anche da garante il padre, che con una lettera accorata al giudice, chiede che il figlio non vada in carcere.

Perché il figlio sorrideva sempre, perché cucinava e mangiava le grosse bistecche che lui gli portava a casa.

Ma soprattutto perché “un evento che è durato solo venti minuti” non gli può rovinare la vita. Quella frase, quel riferimento a un lasso temporale, “solo venti minuti”, sta facendo discutere molto negli Stati Uniti. In quella frase si capisce come è stato cresciuto un figlio maschio. E come si intende sostenerlo sempre. Certo, un padre sosterrà sempre un figlio, ma un padre per una volta potrebbe pure provare a stupirci. La lettera in difesa di Dan Turner è sì la lettera di un padre, ma è anche un documento per capire a che punto stiamo con questa faccenda della rape culture, ossia della cultura dello stupro. Non siamo assolutamente a buon punto. In questa lettera la vittima dello stupro sembra il figlio.

L’elemento fondamentale nelle dichiarazioni di Brock e nella sconvolgente lettera del padre, è la totale assenza di riferimenti alla ragazza, che in tribunale ha raccontato le assurde domande che le sono state poste dalla polizia prima di arrestare il suo assalitore. Niente, lei non esiste. Nessuno chiede di lei, come sta.Nessuno le chiede scusa. Della sua vita non importa a nessuno.

L’unica cosa che davvero conta sono quelle bistecche che Brock non mangerà più con la foga di una volta. Il piacere di una grigliata compromesso per sempre, ecco il punto cruciale nella difesa di un padre per lo stupro commesso dal figlio. La difesa del suo maschietto alfa.

“La vita di Brock è stata completamente alterata dagli eventi di quella notte. Non sarà mai più felice. Brock ha perso per sempre la sua personalità semplice e il suo sorriso. Ogni suo minuto da sveglio è consumato dalla preoccupazione, dall’ansia, dalla paura, dalla depressione. Si può vedere dalla sua faccia, dal modo in cui cammina, dalla sua mancanza di appetito. A Brock sono sempre piaciuti certi tipi di cibo, e lui stesso è un cuoco eccezionale. Ero sempre felice di comprargli una grossa bistecca da grigliare, oppure i suoi snack preferiti. Dovevo sempre nascondere pretzel e patatine perché sapevo che dopo che sarebbe tornato da uno dei suoi lunghi allenamenti in piscina non avrei trovato più niente”, scrive il padre.

“Questo verdetto l’ha distrutto. La sua vita non sarà più quella che aveva sognato e che aveva faticato così tanto per raggiungere.
Questo è il prezzo eccessivo che dovrà pagare per un’azione durata venti minuti nei suoi oltre vent’anni di vita. Il fatto che verrà registrato come stupratore per il resto della sua vita cambierà per sempre i luoghi dove potrà vivere, che potrà visitare, in cui lavorare e il suo modo di interagire con le persone e le organizzazioni. Quello che so è che il carcere non è la giusta punizione per Brock. Non ha precedenti penali e non è mai stato violento. Brock potrebbe fare molte altre cose positive per la società, potrebbe educare altri studenti del college parlandogli dei problemi legati alla consunzione massiccia di alcol e alla promiscuità sessuale”, si legge nella lettera del signor Turner.

Giovane, bianco e ricco: sei mesi di carcere per aver violentato una ragazza. E l’America si indigna

In un’intervista uscita pochi giorni fa su Repubblica, Natalia Aspesi dice che secondo lei per gli uomini questo è un momento difficilissimo, non hanno più potere. La costruzione di se stessi si sta disgregando. Anch’io la penso così. È per questo che ci sono ancora persone come Dan e Brock Turner. Sono quelli che cercano di ricostruire quella cosa che non esiste più. E lo fanno con grande difficoltà.

La costruzione del maschio alfa si fa così (anche se in questo caso si tratta di un maschietto alfa). Il papà conciliante che parla del suo bambino sorridente che non fa mai il cattivo e che anzi dovrebbe andare proprio lui nelle scuole a spiegare e insegnare agli altri le cose. Che non lo condanna mai. Che fa sparire il reato non menzionandolo. Che fa riferimento al figlio che divora bistecche e finisce qualsiasi snack ci sia in giro appena tornato a casa.

Sempre affamato. Mai sazio. Il campione. Che non ha il coraggio di parlare di una donna o di pronunciare il suo nome e sicuramente non della ferita che le è stata aperta dietro quel cassonetto. Che per descrivere uno stupro lo riduce a una finestra di tempo minima, ridotta, inutile, rispetto a tutta la vita del figlio: “solo venti minuti”.

(Sivia Vecchini, Wired.it cc-by-nc-nd)

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Foto EU Parliament cc-by-nc-nd

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