Nato e Russia, ricostruire la fiducia in Europa

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[di Carlo Trezza, Affari Internazionali] – Alla presenza del Segretario generale della Nato e del Presidente della Romania, è stata inaugurata nei giorni scorsi la base romena che ospita i nuovi sistemi di difesa antimissilistica della Nato.

Il giorno successivo è anche stato celebrato l’avvio dei lavori per l’installazione di analoghi sistemi in Polonia. La Federazione russa da anni si oppone a tali programmi, sostenendo che si tratta di una minaccia strategica addizionale nonché una violazione del trattato Inf che proibisce a russi e statunitensi di detenere missili nucleari a raggio intermedio.

Le posizioni di Mosca e Washington

Gli argomenti di Mosca non appaiono del tutto credibili: è difficile pensare che alcune decine di missili di difesa possano neutralizzare un arsenale nucleare che conta migliaia di missili e testate. Allo stesso tempo, non è del tutto convincente neppure l’argomento Usa, laddove si afferma che i nuovi sistemi servano solo a difendere Stati Uniti e alleati dai missili dell’Iran e della Corea del Nord. È probabile che la Russia risponderà con un avanzamento verso ovest dei propri sistemi missilistici alimentando ulteriormente la sfiducia reciproca e la tensione in Europa.

Questa diatriba viene da lontano. La prima avvisaglia, da molti trascurata, fu la sospensione nel 2007 dell’applicazione da parte della Russia delle misure previste dal Trattato sulle Forze convenzionali in Europa (Cfe), uno dei pilastri della sicurezza europea. Seguì l’anno successivo l’azione russa in Georgia ed in seguito l’annessione della Crimea e la crisi irrisolta con l’Ucraina.

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Lo spirito di Pratica di Mare

Aleggiava ancora fino a pochi anni fa lo “spirito di Pratica di Mare”, il vertice dove si sancì la cooperazione strategica tra Nato e Russia fortemente caldeggiata dall’Italia. Poco prima della crisi in Georgia, Putin aveva ancora partecipato al Vertice Nato tenutosi simbolicamente a Bucarest, nella mastodontica sede del parlamento dell’era Ceausescu. Nel 2010, Russia e Stati Uniti riuscirono a concludere il Trattato ‘Nuovo Start’, che riduceva il numero delle rispettive testate strategiche e dei loro vettori.

Con poche eccezioni, la sfiducia si va estendendo oggi a tutti i settori della passata collaborazione e si assiste ad una ripresa della spirale armamentistica. Mosca ha risposto “niet” all’offerta americana di ulteriori riduzioni strategiche e si trova attualmente in bilico persino il già citato trattato Inf.

Si va progressivamente disgregando l’architettura di sicurezza costruita nel quadro del processo Csce lanciato a Helsinki nel 1975 e che trovò il suo punto di forza nelle Confidence and Security Building Measures (Csbm) adottate in materia di trasparenza militare, prenotifica delle manovre e degli spostamenti di forze, osservazione degli esercizi militari e ispezione delle riduzioni delle principali categorie di armamenti.

Tali misure resero il processo di Helsinki un formidabile strumento di dialogo e collaborazione che fu strumentale al superamento del confronto Est/Ovest. Le misure di fiducia adottate a Helsinki, pur essendo state ulteriormente rafforzate a Vienna nel 1990, non si rivelano più sufficienti ad impedire il degrado.

Rischio crisi nucleare

L’attuale accrescimento della tensione si estrinseca in particolare attraverso sempre più frequenti “incontri ravvicinati” e potenziali incidenti aerei tra forze russe e della Nato. Negli ultimi mesi si sono rilevati oltre 60 episodi di tale genere assieme a sconfinamenti, lanci missilistici simulati ed interferenze cibernetiche. Risale a pochi giorni fa una collisione tra unità navali russe e Nato, mancata per un soffio.

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Foto: Stoltenberg (Nato) con il primo ministro russo Medvedev – utenriksdept cc-by-nd
(Foto del 2010 quando il primo era premier della Norvegia e il secondo presidente della Russia)
Foto sotto: Aerei Nato sui Paesi Baltici (USAF CC-BY-NC 2.0= @Flickr

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