Il ritorno dell’ultranazionalismo in Europa

Torna l’estrema destra in Europa, dopo nemmeno 100 anni, a farsi sentire in maniera pesante. I partiti ultranazionalisti del vecchio continente, infatti, iniziano sempre più a far fronte comune. Due sono i cardini di questa macro alleanza: il sentimento anti UE, i loro leader spesso parlano di uscita dall’Euro e manifestano un aspro astio verso l’Unione; e l’idea di “cacciare” dall’Europa ogni immigrato extracomunitario, venuto da oltre mare per cercare di ricominciare a vivere, lontano da quelle condizioni lesive dei suoi diritti umani. Certo è che, tra questi, vi sono sia infiltrati dell’ISIS che migranti irregolari aventi in testa tutt’altro che buone intenzioni. Ma fare di tutta l’erba un fascio è un errore grossolano.

MarineLePen_(blandinelc-cc-by)

Le Pen

Dopo la vittoria nel primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, Marie Le Pen, leader del Fronte Nazionale, è diventata il simbolo della porzione di Europa targata estrema destra. Il suo programma prevede in primis l’uscita dall’Euro, con ritorno al Franco cui seguirà una necessaria svalutazione del 20% circa. Proseguendo sul fronte politica estera, vorrebbe pure uscire dalla NATO, rendendo la Francia indipendente dal punto di vista militare e diplomatico. Sul fronte del diritto privato e del lavoro, a parità di curriculum, il datore dovrà assumere chi è francese; inoltre, verrebbe istituito un salario esclusivo per le madri che si ritirano a vita casalinga per badare ai figli. In sostanza, si parla della Nazione per la Nazione. Dulcis in fundo, il programma anti-immigrazione: calo drastico del numero massimo dei richiedenti asilo, durata del permesso di soggiorno fissato a 3 anni, stabilimento di criteri strettissimi per poter assumere la nazionalità francese, ripresa del controllo delle frontiere con conseguente sospensioni degli accordi di Schengen. Dato che in Francia, soprattutto dopo la strage di Parigi e quella di Charlie Hebdo, la paura ha preso il sopravvento, Le Pen sembra l’unica fonte di salvezza.

Il resto della Destra Nazionalista

Ma non finisce qui. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, vi sono altre organizzazioni, al di fuori della Francia, e partiti dichiarati neofascisti o persino di stampo nazista: si parla di Republikaner, NPD e DVU, tre movimenti estremisti tedeschi, e tre italiani, MS-Fiamma Tricolore, Forza Nuova, Fronte Sociale Nazionale. E ancora Democrazia Nazionale, che opera in Spagna, il Partito Nazionale Britannico, in Inghilterra. Ultimi ma non per importanza: il Partito della Giustizia e della Vita, che opera in Ungheria, e il Partito della Grande Romania. Tra questi ve ne sono che, ricalcando la falsa scia di Le Pen, hanno mascherato la loro ala estremista sotto i motti di uscita dall’Europa e rifiuto dell’immigrazione. In sostanza, l’idea della Nazione, forte, che prende in mano le redini delle vite dei suoi cittadini sta tornando ad andare di moda in maniera preoccupante. Talvolta tali tipi di movimenti (non tutti, sia chiaro) sono caratterizzati anche da squadrismo. Ma anche in Scandinavia lo spettro sopra annunciato si fa sentire col Partito del Popolo Danese di Pia Kjærsgaard, il norvegese Partito del Progresso di Carl Hagen, la svedese Nuova Democrazia. Sull’ex focolare balcanico operano, invece, il Partito della Destra Croata e il Partito Radicale Serbo.

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La sconfitta in Austria

A Vienna è stato il voto per corrispondenza a sancire la vittoria di Van der Bellen, leader di Sinistra a capo dei Verdi, sul capo dell’estrema destra austriaca Hofer, leader del Partito della Libertà Austriaca. Il neo-presidente austriaco si è imposto sul 49,7% di voti ottenuti dal rivale con una percentuale di appena il 50,3%: solo 31.026 voti in più. All’alba delle elezioni, comunque, Hofer era dato per favorito e la voglia di cambiare si sentiva: record di affluenza (72,7%) per l’Austria. L’Europa ha potuto così tirare un sospiro di sollievo. L’idea di edificare un muro di separazione sul Brennero è stata sconfitta, almeno per ora. Hofer, però, non demorde. Queste le sue parole su Facebook: «Cari amici, vi ringrazio per il vostro grande sostegno. Naturalmente oggi sono triste. Avrei volentieri servito come cancelliere federale il nostro magnifico Paese. Vi rimarrò fedele e continuerò il mio impegno per un futuro positivo dell’Austria. Per favore non scoraggiatevi, l’impegno per questa campagna elettorale non è perso, ma è un investimento per il futuro. Vostro Norbert Hofer».

Fuori dagli organi comunitari, fuori gli extracomunitari

In sostanza, la mancanza di una sinistra unita e coesa si fa sentire sempre di più. L’identità comune che sta assumendo l’estrema destra in Europa ai giorni nostri è preoccupante, anche perché dietro l’ideale di abbandono degli organi comunitari vi è l’idea di uno Stato sovrano che controlla ogni cosa, dalla famiglia alla moneta. L’idea di “nazione del popolo” torna a essere più che mai attuale e l’aumento esponenziale dei flussi migratori non fa che accrescere questo desiderio di rinvigorimento nazionale e patriottico che avverte chi sceglie di aderire a tali movimenti. Ma non solo ciò: l’esaltazione del concetto di difesa della patria e di forte identità della razza, tutto all’insegna dell’autonomia statale la cui unica dipendenza deve essere se stesso. E non manca naturalmente la xenofobia. L’estrema destra è per definizione conservatrice, il più delle volte cristiano-cattolica col rifiuto dell’Islam. A questo punto la difesa sempre legittima e la chiusura totale delle frontiere non sembrano più solo un lontano incubo.

(Francesco Raguni, via Vocidicitta.it)

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Foto Blandine Le Cain cc-by, stefz cc-by-nc-nd, rabrunzel cc-by-nc-nd, 

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