Mercato unico digitale, tutto quello che c’è da sapere

Il Single Digital Market è una strategia che faciliterà privati e aziende sul fronte degli acquisti e delle vendite. Ci si aspetta un aumento di fatturati e impieghi

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La Commissione europea ha presentato mercoledì un piano a tre fasi per sviluppare il commercio elettronico e lo shopping online affrontando problematiche come il blocco geografico dei contenuti digitali, una maggior semplicità ed efficienza delle spedizioni transfrontaliere di pacchi e l’aumento della fiducia degli utenti con una migliore protezione online. La Commissione ha anche proposto un aggiornamento della normativa audiovisiva europea per creare un ambiente più equo per tutti i player del mercato digitale, promuovendo i film europei, proteggendo i bambini e cercando di combattere meglio i discorsi di odio in internet. E la Commissione ha anche presentato un nuovo approccio per piattaforme online.

Andrus Ansip, vicepresidente per il mercato unico digitale, ha dichiarato: «Troppo spesso alle persone viene bloccato l’accesso alle migliori offerte on-line, decideono di non comprare in un paese straniero perché i prezzi di consegna sono troppo alti o sono preoccupati per come rivendicare i propri diritti in caso di problemi. Vogliamo risolvere i problemi che impediscono ai consumatori e alle imprese di godere appieno delle opportunità di acquisto e di vendita di prodotti e servizi on-line. Vogliamo anche che le piattaforme on-line dell’audiovisivo e dei settori creativi siano dei veri e propri propulsori di una economia digitale non appesantita da norme inutili. Esse necessitano di certezze e di un quadro giuridico moderno ed equo: questo è ciò che stiamo preparando oggi».

(La Redazione)

Tutto quello che c’è da sapere sul Mercato unico digitale

La Commissione europea stringe i tempi sul Digital Single Market, o Mercato unico digitale. Una strategia che ha lo scopo di ritagliare all’Europa un posto di rilievo nell’economia del futuro, facendo leva sulla libera circolazione delle persone, dei capitali e dei servizi, oltre a garantire l’accesso alle attività online sia a privati sia ad aziende, nel rispetto della protezione dei dati.

Prima di entrare nel dettaglio e spiegare meglio questi concetti che appaiono fumosi, il risultato atteso è una crescita dell’economia Ue di 415 miliardi di euro all’anno, con effetti apprezzabili sui Pil nazionali, sull’impiego e sui ritorni all’erario. Nel contempo, potendo contare su una maggiore concorrenza, i consumatori risparmierebbero una cifra vicina ai 12 miliardi di euro l’anno.

I punti salienti sono quindi maggiore facilità di acquisto per i cittadini e quindi di vendita per le aziende, risparmio, aumento degli indotti e del numero di impieghi. Una ricetta che l’Ue ha finito di preparare un anno fa e che vuole mettere nei piatti entro la fine del 2016.

Gli europei che usano internet ogni giorno sono 315 milioni e, quando si parla di ecommerce, la bandiera americana si sovrappone a quella europea nel 54% dei casi. Il 44% di chi compra online si affida a fornitori della propria nazione, dato che ha una connotazione quasi campanilistica e che, in ogni caso, spinge solo il 7% delle piccole aziende a guardare fuori dal proprio Stato, aspetto che ne limita la crescita e che non aiuta a creare concorrenzialità.

Lo scopo del Mercato unico digitale è quello di creare uno spazio in cui capitali e persone (quindi aziende e cittadini) possono acquisire una cultura e una consapevolezza digitale vera e propria, diventando più forti sia sul piano economico sia su quello decisionale. Per arrivare a questo obiettivo è stato approntato un piano che si suddivide in tre pilastri, ognuno dei quali contenitore di fasi specifiche.

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Migliorare l’accesso al digitale

Per creare una sacca digitale di facile accesso a tutti i cittadini Ue, la Commissione europea intende omologare i regolamenti che concernono i contratti di acquisto, così come le norme a tutela dei consumatori. Ancora oggi eventuali querelle insorte tra chi vende e chi compra online sono regolamentate dai codici civili dei singoli Stati, un codice unico eviterebbe quindi lunghe e costose procedure, oltre a dare maggiore sicurezza. Allo stesso modo occorre impedire il blocco geografico che alcune aziende applicano per le vendite online, obbligando i potenziali clienti a servirsi delle risorse nazionali e impedendo loro l’accesso a eshop ubicati in altri stati membri. Anche le spese di spedizione sono inserite nella sfera della protezione degli acquirenti ma, in questo ambito almeno, cercare un’armonizzazione dei costi appare difficile, se non agendo direttamente sui prezzi di vendita.

Sostenere lo sviluppo delle reti digitali e dei servizi innovativi

Il termine “reti digitali” ha più accezioni. Contiene le telecomunicazioni e la necessità di regolamentarle a livello europeo e contiene anche il bisogno stringente di garantire la sicurezza di internet. Va così ridisegnato lo spettro delle frequenze da assegnare sia all’interno dei singoli paesi sia all’interno dell’Europa unita e, per quanto riguarda internet, occorre agire in collaborazione con le aziende di sicurezza informatica. Il punto comune tra le reti di telecomunicazione radiotelevisive e internet è la sicurezza che ne deriva per l’utente finale, il collante che la Commissione europea ritiene essere imprescindibile per lo sviluppo del mercato unico digitale. C’è anche modo per una stoccata a Google, con la revisione approfondita del ruolo di ogni singola piattaforma online al fine di evitare collassi nella trasparenza, mettendo così sotto i riflettori motori di ricerca, application store e social media. Difficile non leggere tracce di quella crociata che l’Antitrust europeo ha da tempo avviato contro Big G e i suoi servizi. Se questa battaglia serve a migliorare le condizioni di acquisto e del rispetto della privacy, allora è la benvenuta.

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Garantire la crescita dell’economia digitale

Per farlo occorre promuovere la circolazione dei dati all’interno dell’Ue, ancora oggi oggetto di restrizioni territoriali e che vanno a ledere gli interessi dei cittadini. La soluzione caldeggiata dalla Commissione europea verte sul cloud computing, servizio il cui nome ricorre anche nell’ipotesi di creare una struttura di fornitori certificati e in quella di spingere l’interscambio di informazioni in comparti chiave quali la sanità, l’energia e i trasporti. Per le aziende è prevista l’introduzione di un registro europeo unico che permetta di risparmiare tempo e soldi nel momento in cui si vuole aprire le maglie delle attività anche ad altri stati membri.

Infine il più importante e delicato di tutti i punti della strategia: la promozione di una società digitale in cui i cittadini abbiano le competenze necessarie per sfruttare i vantaggi dell’eGovernment, dell’inclusione, della partecipazione e per avere più facilmente accesso al mondo del lavoro.

Si tratta di un piano ambizioso e complesso, da estendere a tutte le persone fisiche e giuridiche europee. Il mercato unico digitale sembra perfettibile e, di certo, diventerà migliore durante il suo dispiegamento, quando sarà necessario trovare soluzioni ai problemi che mano a mano si andranno ad identificare. Ci sono però gli ingredienti necessari allo sviluppo della cultura digitale e utili alla crescita delle aziende che sono chiamate a coniugare, entro una manciata di mesi, affidabilità, rapidità di risposta alle esigenze del mercato e facilità di accesso da parte dei clienti o dei potenziali tali.

 

(Giuditta Mosca, Wired.it, cc-by-nc-nd 3.0)

 
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Immagini: BS+geralt CC0,  Simon CC0/Public domain, Flickr/CC

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