Perché l’Europa deve cambiare politica sui rifugiati

La politica di asilo dell’Unione Europea non riesce a proteggere chi ha più bisogno di aiuto. Lo dimostra la crisi provocata dalla guerra in Siria e dall’esodo del suo popolo. Serve un’autorità sovranazionale che redistribuisca migranti, oneri e risorse, con il sostegno dei cittadini europei. [di Timothy J. Hatton, pubblicato su LaVoce.info]

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La rapida crescita delle richieste di asilo

L’esodo dei siriani ha provocato una crisi che ha gettato nel caos il sistema di asilo europeo e ha condotto a un dibattito sulle soluzioni sempre più polarizzato. Nel lungo termine, dovremmo allontanarci dall’attuale sistema di asilo “spontaneo” in favore di un più ampio programma di reinsediamenti. Altrimenti si rischiano ripercussioni politiche ancora più intense di quelle che abbiamo vissuto. Come si vede dalla figura 1, che mostra le domande di asilo depositate ogni anno in Europa dal 1982 al 2015, il veloce incremento iniziato nel 2012 ha di gran lunga sorpassato l’ondata di immigrazioni degli ultimi anni Ottanta. I dati includono i cosiddetti richiedenti asilo spontanei, ossia coloro che hanno raggiunto il paese di destinazione con i propri mezzi e che poi hanno fatto domanda di asilo individualmente. Alcuni arrivano con un permesso di soggiorno valido, ma una parte sempre maggiore giunge senza autorizzazione. Secondo Frontex, gli attraversamenti non autorizzati sono passati da 95 mila nel 2011 a 1,82 milioni nel 2015.

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Le domande di asilo rientrano nel processo che porta alla dichiarazione dello status di rifugiato. Un individuo può richiederlo, sotto la definizione della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 1951, perché ha “un giustificato timore di essere perseguitato”. In alternativa, gli può essere garantito il diritto di rimanere su altre basi, spesso a causa dell’impossibilità di ritornare al paese di origine. Come mostra la figura 2, il tasso totale di riconoscimento dello status di rifugiato è crollato nel 1992 a meno del 20 per cento, ma da allora è aumentato tornando al 50 per cento nel 2014 ed è cresciuto ancora nel 2015. La media di riconoscimenti in tutto il periodo è inferiore a un terzo delle domande, leggermente più alta se si considerano le domande accolte in appello. Se la richiesta non è accettata, il richiedente asilo deve lasciare il paese in cui l’ha presentata, volontariamente o coattivamente. Ciononostante, una quota significativa vi rimane, come clandestino.

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Foto Metropolico.com cc-by-sa 2.0

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