Slovenská sága: manuale per districarsi tra passato e presente, alla ricerca dell’identità e della lingua nazionale

Dopo il successo degli ultimi tre anni, torna sul palcoscenico il nuovo spettacolo teatrale in lingua slovacca.

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Si è appena conclusa, presso il Teatro Diego Fabbri di Forlì, la 24a edizione della rassegna teatrale Babele teatrale in costruzione, organizzata dall’Associazione Universitaria Teatrale SSenzaLiMITi del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione (DIT) dell’Università di Bologna (sede di Forlì) in collaborazione con il Centro di Studi Teatrali dell’Università di Bologna. La manifestazione ogni anno propone spettacoli in lingua straniera messi in scena dagli studenti. Dodici quest’anno le lingue rappresentate: bulgaro, spagnolo, russo, portoghese, tedesco, cinese, slovacco, giapponese, francese, arabo, italiano e inglese.

Può un viaggio alla ricerca del significato dell’imparare una lingua straniera cambiarci la vita e rivelarci qualcosa di noi che non sapevamo di avere o essere? Questa l’idea alla base di Slovenská sága, coordinati dalla regia della professoressa Renáta Kamenárová, docente di Lingua e cultura slovacca presso il DIT di Forlì, i ragazzi del Campus di Forlì hanno portato in scena l’idea di Anna Zingaro il giovedì 12 Maggio presso il Teatro Diego Fabbri della città, che intende proporre allo spettatore anche più estraneo all’area linguistica dell’Europa Centrale uno spaccato comico-fiabesco sulla cultura slovacca ed i suoi maggiori rappresentanti presenti e passati. Per farlo, la storia prende avvio all’interno di una comunissima classe odierna, tra studenti terrorizzati dalla perfetta pronuncia delle fricative e labiali ed altri dediti a collezionare “bonus” didattici spendibili in sede d’esame, professori in ritardo causa impegni onorevoli, ragazze in attesa di lezioni impartite dal sesso maschile e giovani amanti dei selfie in ogni momento poco opportuno.

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In mezzo a tutto questo, si muove Marina (Marta Bollito), studentessa incline alle code di cavallo ma schiva rispetto allo studio ed alla corte smaccata del compagno Giorgio (Fabio Zanni), nonostante l’insegnante (Adrián Staňo) la voglia istigare ad un rendimento più proficuo. Convinta che esista un’app telefonica che permetta a chiunque di imparare quello slovacco che le richiederebbe un’insopprimibile fatica in tempi canonici, si ritroverà catapultata in una sorta di girone dantesco costituito proprio dai livelli del programma che tanto avrebbe voluto avere a disposizione, cui partecipano, in veste di esponenti di pregio, i suoi stessi compagni. Scortata e sollecitata da Ľudovít Štúr (Arianna Scroccaro/Beatrice Ricci) che le si impone quale Virgilio, costui la introdurrà prima alle magnificenze amorose del poeta Andrej Sládkovič (Gianni Ferreri), ciceroniano emblema di una cultura a quiz che tenta di coniugare il moderno e l’antico, poi alla vocalità del tenore Peter Dvorský (Daniela Munteanu), infine all’incontro con la diva d’altri tempi Pola Negri (Anna Zingaro), star del cinema muto di origine slovacca, sposa promessa all’altrettanto divistico Rodolfo Valentino (Paolo Cammarota), innamorato della propria fisicità sopra la quale aleggia un sottile velo di ironica ambiguità. Marina, in una girandola briosa e goliardica di avvenimenti, subirà le stesse prove che sono riservate alla vita di tutti i giorni: sarà oggetto di invidia, sarà corteggiata, verrà salvata dall’aitante Juraj Jánošík e dovrà dare prova di impegno e spirito di sacrificio. Così, dopo avere dato prova di abilità linguistiche e di intrattenimento (si vedrà costretta a ballare persino Jabĺčko di Kristína Peláková), si renderà conto, quasi novella Dorothy nel mondo di Oz, che nessun posto è bello quanto casa (in questo, caso, la sua classe), con la consapevolezza che  ogni conquista, se gratifica, è dovuta a impegno e costanza e non a portentosi rimedi risparmia tempo.

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Il gruppo di teatro slovacco si muove con leggerezza e freschezza all’interno di una pièce che ci fa sorridere, battere le mani ed anche riflettere sulla necessità di comunicare tra noi, sia in lingua madre che straniera, e sa abilmente coniugare gli innumerevoli spunti offerti da questa terra piena di storia con le ovvietà, talvolta anche superficiali, del mondo moderno. Il tutto per ribadire, ancora una volta, che non esiste cammino senza difficoltà, che si deve naturalmente seguire un percorso di tappe di formazione, come sin dalla notte dei tempi le nostre fiabe europee ci hanno sempre abituato a credere.

(Gianni Ferreri)

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