Fuga dei cervelli, gli slovacchi all’estero poco disposti a tornare in patria

slovacchia

Sono 300.000 gli slovacchi che lavorano all’estero, e altri 30.000 studiano in un paese straniero (la gran parte in Cechia ma di recente anche in Germania e Austria). Continua nel frattempo la fuga dei cervelli, che incrementa ogni anno il numero degli slovacchi che scelgono di emigrare per un lavoro, sia esso a breve o a lungo termine.

Secondo una indagine condotta dall’Alleanza imprenditoriale slovacca (PAS), meno di un quarto degli studenti in una università straniera sarebbero disposte a rientrare in patria per cercare un lavoro.D’altro canto, di quelli che all’estero già lavorano, solo il 9% vogliono tornare in Slovacchia, mentre sette su dieci rifiutano di rientrare.

L’organizzazione PAS è preoccupata perché la Slovacchia si troverà a mancare a lungo termine di contribuenti al sistema sociale, sanitario e pensionistico nazionale, in particolare con gli studenti e i neolaureati, dopo che questi hanno beneficiato in passato di di assistenza sanitaria, sociale e studi finanziati dallo Stato. Secondo le statistiche degli assicuratori sanitari, dal 2009 ad oggi sono quasi 30.000 i giovani sotto i 30 anni che hanno lasciato il paese..

Per convincere i cervelli slovacchi a rientrare in patria, dice l’indagine, sarebbero di aiuto salari più alti,e un modello fatto di “prosperità e ordine”, oltre alle specifiche situazioni famigliari. I sussidi speciali messi in atto dal governo precedente non hanno per il momento dato frutti

(Red)

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