Occidente infelice: più sei povero, più sei grasso

Viviamo in un mondo più sano. Ma dove la disparità é la regola. Nel reddito. E nella nutrizione.

cibo-alimentaz_(niki-georgiev_cc-by)

Si stava meglio quando si stava peggio? Forse. C’è che fino a qualche decennio fa, quando si pensava all’Africa e alla povertà ad essa associata, l’idea della malnutrizione si tramutava automaticamente nell’immagine di bambini, donne e uomini emaciati nel volto, l’aspetto cadaverico, la pelle plicata di disidratazione.

Basso peso e malnutrizione. Un’equazione che oggi, non funziona più. Non racconta, perlomeno non da sola, la storia delle diseguaglianze sul piano globale, fermo restando che la prevalenza di soggetti fortemente sottopeso è purtroppo ancora alta e che questa si correla positivamente con lo status socioeconomico. Oggi però la malnutrizione mette i piedi in due scarpe. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aggiornati al 2016 ci parlano di 10,3 milioni di bambini obesi nei Paesi africani, un dato più che raddoppiato dall’inizio degli anni Novanta. Su scala mondiale, il 48% dei bambini obesi sotto i 5 anni vive in Africa, il 25% in Asia. Ben risaputo è il collegamento tra l’aumento di peso che definisce l’obesità e un’ampia letteratura di patologie ad essa correlate. Dai problemi cardiovascolari, al diabete, ma anche all’abbassamento della qualità della vita in termini di benessere, relazioni, stigma sociale.

Eppure, anche se è troppo facile concentrarsi sul Continente Nero, partiamo da qui, da un’Italia che conta un 10,4% di soggetti obesi. Le persone in sovrappeso sono il 30% della popolazione nazionale. Uno su tre. Viviamo in un paradosso: quello di un mondo in cui l’aspettativa di vita della popolazione tende progressivamente ad aumentare, prova di una maggiore qualità che si ripercuote anche in termini di salute, e del suo rovescio, una vera e propria epidemia di obesi. Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Lancet e condotto dalla NCD Risk Factor Collaboration ha messo in evidenza i trend di aumento dell’indice di massa corporea (BMI, uno strumento utile a classificare i soggetti in base a peso e altezza) in una popolazione di ben 19 milioni di persone sparse in 200 Paesi. Mica robetta.

Dal 1975 al 2014 siamo ingrassati più di quanto non abbiamo perso peso, viviamo decisamente più a lungo e anche la stessa vita in buona salute (che non è la stessa cosa della lunghezza della vita in generale, prova tu a campare fino a 90 anni di cui gli ultimi dieci in semi o totale allettamento) si è allungata, anche se molto meno rispetto all’aumento dell’aspettativa di vita. La domanda è: stiamo davvero meglio di un tempo? Disparità crescenti in un mondo globalmente più sano e longevo. Sembra un ossimoro. Se torniamo all’indice di massa corporea si scopre che nei paesi ad alto reddito, per intenderci quel che chiamiamo Occidente, è la fascia più povera della popolazione ad essere maggiormente sovrappeso. In altri, low income soprattutto, è il BMI basso a fare spesso ancora da padrone tra gli strati sociali minori.

La crescente attenzione delle agenzie internazionali nei confronti dell’obesità e delle patologie che colpiscono gli Stati ad alto reddito distoglie attenzione e risorse da quella grossa fetta di popolazione ancora sottonutrita. Tutto cambia, senza cambiare mai.

(Samantha Pegoraro, via vvox.it)

__
Foto niki georgiev cc-by

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google