Cento anni dagli accordi Sykes-Picot

Era il 16 maggio 1916 quando Francia e Inghilterra gettavano il seme degli Stati nazione in Medio Oriente, oggi quasi tutti vicini al collasso [di Laura Aguzzi, La Stampa]

sykes-picot-siria-iraq_(wiki)

«The past is not dead, is not even past». Lo diceva William Faulkner in Requiem for a nun: il passato non è morto, non è neanche passato. A cento anni di distanza dagli accordi Sykes-Picot, firmati il 16 maggio 1916 a Londra e che spartirono segretamente il Medio Oriente tra Francia e Inghilterra, questo monito sembra sempre più attuale. Dagli echi di una promessa tradita allora risorge oggi una minaccia, quella del Califfato di Abu Bakr Al-Baghdadi.

La storia – Il 16 maggio 1916 Sir Mark Sykes, diplomatico britannico, e il suo omologo francese, François George Picot, si incontrarono a Downing Street e, tracciando una linea sul deserto su una mappa, spartirono il Medio Oriente in zone d’influenza tra le due potenze. L’area corrispondente a Siria e Libano venne assegnata al controllo francese (Zona A), mentre i territori di Giordania e Iraq (Zona B) a quello inglese. Si trattò principalmente di un compromesso per salvaguardare l’entente cordiale tra le due nazioni, e risolvere in via diplomatica le tensioni tra potenze coloniali (già con l’incidente di Fashoda in Sudan nel 1898, l’Europa aveva sfiorato il conflitto). Ma l’accordo fu anche un tradimento della promessa fatta da Londra allo sharif della Mecca Hussein al Hashimi: in cambio dell’appoggio alla lotta contro l’impero Ottomano, al Hashimi aveva infatti ricevuto garanzie sulla creazione di una grande stato arabo, un Califfato appunto.

sykes_picot

La creazione degli Stati nazione – Come pratica usuale della diplomazia dell’epoca, l’accordo fu firmato di nascosto. L’imprevisto avvenne quando i bolscevichi presero il potere nel 1917 in Russia, si ritirarono dalla Prima Guerra Mondiale e resero noti gli accordi segreti, tra i quali appunto quello Sykes-Picot. Sebbene le mosse successive della Gran Bretagna mirassero a una sorta di appeasement con lo sharif della Mecca, il risentimento per il torto subito non sarà mai realmente sedato. La spartizione territoriale sarà in parte rivista con il successivo trattato di Sèvres nel 1920, ma la conseguenza più importante degli accordi fu quella di gettare in Medio Oriente il seme degli stati-nazione: Siria, Libano, Iraq, etc. fino ad allora erano state solo aree di amministrazione del grande impero ottomano. Lo Stato nazione, imposto dalle potenze coloniali attraverso la spartizione forzata dei territori, risulterà a lungo una struttura importata dall’esterno: dopo una fase di consolidamento durante la fase post-coloniale, il sistema che ha resistito per tutto il ‘900, appare oggi di nuovo vicino al collasso.

Un compleanno turbolento – Le conseguenze delle Primavere Arabe, il risorgere dell’islamismo radicale, la nascita dello Stato Islamico (che si richiama all’idea di un Califfato) nell’Iraq e nella Siria devastati dalle guerre e dal conflitto tra sciiti e sunniti sembrano segnare la fine del concetto di Stato nazione in Medio Oriente. Voltando lo sguardo più a occidente, nel Maghreb, la situazione non sembra rassicurante, se si prende ad esempio la Libia, dove la struttura statale di importazione coloniale sembra crollata insieme alla dittatura di Muhammar Gheddafi, aprendo la strada al ritorno a una struttura clanica e tribale mai definitivamente erosa.

(Laura Aguzzi, La Stampa cc-by-nc-nd)

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google