Esportazione della democrazia, tanti i fallimenti made in USA: ecco perché non funziona

bush-rumsfeld-iraq_(Marion Doss CC-BY-SA 3051591418)

Da decenni gli Stati Uniti d’America si sono autonominati portatori del diritto e della democrazia nel mondo e questo ha portato numerose amministrazioni a condurre sforzi bellici, e non solo, nel tentativo di perseguire questo ambizioso obiettivo.

La sera in cui l’amministrazione americana annunciava la morte di Osama Bin Laden al termine di un blitz dei Navy Seals ad Abbottabad, sulle montagne del Pakistan, il corrispondente estero del New York Times Chris Hedges intervenne dal palco di un evento, una raccolta fondi in favore dell’organizzazione giornalistica Truthdig. Hedges è un profondo conoscitore di Al-Qaeda: era a New York l’11 settembre 2001 e in seguito ha condiviso un premio Pulitzer con altri colleghi proprio per le sue corrispondenze di guerra dal Medio Oriente. Salendo sul palco e prendendo la parola il giornalista americano, con molta prudenza perché il cadavere dello sceicco era ancora caldo (e anzi, le notizie erano come sempre molto frammentarie), fece una breve riflessione sulla reazione americana successiva all’11 settembre: “Se è vero che Osama Bin Laden è morto […] temo che noi come nazione, come aveva capito Nietzsche, siamo diventati il mostro che cerchiamo di combattere”.

Questo aneddoto […] è piuttosto emblematico di come anche negli Stati Uniti le voci critiche sulla filosofia della politica estera americana siano sempre più autorevoli anche all’interno dei confini nordamericani: negli ultimi 25 anni la Casa Bianca ha promosso, con tre diverse amministrazioni, gli ideali della democrazia liberale come l’unica formula politica praticabile nel mondo globalizzato. Bill Clinton, George W. Bush jr. e, in misura minore, Barack Obama hanno abbracciato e promosso gli ideali wilsoniani – quei principi teorici e ideali di Thomas Woodrow Wilson, presidente tra il 1913 e il 1920 – che fecero dell’America la mediatrice e la garante della democrazia e della pace nell’Europa dei totalitarismi.

guerra_deser-storm_(Jonas Jordan_USACE@Wikimedia)

I Quattordici punti, i propositi di Wilson in merito all’ordine mondiale post-prima guerra mondiale, furono la base della nuova Società delle Nazioni, all’interno della quale gli Stati Uniti avrebbero esercitato la propria egemonia politica e morale all’insegna di un rinnovamento completo della situazione politica internazionale finalizzato alla pace tra le nazioni. Propositi lodevoli ma non carichi di contraddizioni, come si è visto nella storia del Secolo breve e in quella più recente: “Non vi è alcun diritto più importante ed essenziale della possibilità di scegliere i propri leader” disse Obama il 23 settembre 2010 all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

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Foto in alto: Bush jr e Rumsfeld (Marion Doss CC-BY-SA)
Foto: pozzi petroliferi in fiamme in Kuwait, prima guerra del Golfo (Jonas Jordan/USACE)

 

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