Austria : Norbert Hofer, un Le Pen dai toni moderati

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La politica interna austriaca è in stato di fibrillazione dopo il primo turno delle elezioni presidenziali del 24 aprile, che hanno duramente punito i partiti di governo e portato in pole position per la presidenza un esponente della destra identitaria. Chiara dimostrazione di tale nervosismo sono le dimissioni di Werner Faymann dalla guida del Partito Socialista e del governo, da lui annunciate a sorpresa il 9 maggio.

Quello che preoccupa l’Europa non è questo, bensì la prospettiva che al secondo turno Norbert Hofer, leader del partito di estrema destra FPÖ (Partito della Libertà / Freiheitliche Partei Österreichs), sia eletto presidente. Anzi, sia una sua vittoria, tutt’altro che improbabile, che una sua sconfitta di misura, sarà percepita come un campanello d’allarme. Che però va attentamente interpretato.

Travaso di voti a favore di populisti e xenofobi

Anzitutto sarebbe sbagliato vedervi una ricaduta verso nostalgie del passato nazional-socialista. Hofer, che ha 45 anni, è fra l’altro decisamente filo-israeliano e contrario a qualsiasi tolleranza nei riguardi dell’antisemitismo. Le sue posizioni su altri temi sono vicine a quelle della francese Marine Le Pen, ma con toni più moderati.

La sua elezione non significherebbe che oltre metà degli austriaci sia propensa a votare per il suo partito alle prossime politiche, consultazioni ben più importanti.

Si spiegherebbe piuttosto con gli errori strategici fatti dai partiti di governo, che hanno presentato candidati mediocri (hanno ottenuto un misero 11-12% ciascuno, perdendo metà del loro già eroso elettorato potenziale), piuttosto che concentrare il loro sostegno su una personalità indipendente, come la ex-presidente della Corte Costituzionale Irmgard Griss, la quale ha mancato di poco l’accesso al ballottaggio.

Socialisti e cristiano-democratici hanno così fatto all’outsider di destra il regalo di doversi battere soltanto contro un altro outsider, il rappresentante dei Verdi, partito cui fa capo il 12% circa dell’elettorato.

Quale che sia l’esito del ballottaggio, il dato più significativo è il risultato del primo turno: il 35% ottenuto da Hofer (con un forte distacco sul verde van der Bellen, arrivato al 21%) corrisponde ai consensi di cui ormai godono nei sondaggi il “partito della libertà” e il suo leader Heinz-Christian Strache. Questa crescita del partito, comunemente bollato come xenofobo, è ancora più preoccupante a fronte del calo nei sondaggi dei due partiti storici, oggi insieme al governo, scesi entrambi al 22% circa.

Il travaso di voti dai partiti popolari (Volksparteien) a quello populista (un anno fa oscillavano tutti e tre intorno al 25%) si spiega in massima parte con il diffuso timore di un afflusso incontrollato di rifugiati e migranti, soprattutto se musulmani, e con la crescente insofferenza verso gli eurocrati di Bruxelles (le due fobie sono chiaramente collegate, come avviene in altri paesi europei, a cominciare da Francia e Gran Bretagna).

Fattori secondari sono il logorio del potere e i dissensi fra i due partiti della coalizione, l’immagine giovanile e accattivante del 46enne Strache, l’aumento della disoccupazione.

Ribellione contro la casta

In questo successo di un movimento che cavalca la ribellione contro una casta politica sclerotizzata, la over-regulation comunitaria e il “politically correct” dell’accoglienza ai migranti non vi è nulla di specificamente austriaco.

L’Austria non fa che precedere (di poco) altri paesi europei. In Francia il Front National conta sul sostegno di almeno un quarto dell’elettorato; fra un anno Marine Le Pen potrebbe aspirare a un risultato simile a quello di Hofer al primo turno, ed è scontato che acceda al ballottaggio.

Fin qui il significato di questa elezione come rivelatore delle inquietudini dell’opinione pubblica. Ma quanto potrà influire sulla politica dell’Austria verso l’integrazione europea e verso i vicini italiani?

Agli Altoatesini doppia nazionalità?

Va ricordato anzitutto che, benché eletto dal popolo – e questa è una anomalia – il capo dello stato ha poteri limitati, come in Italia e in Germania. Hofer intende interpretarli in modo estensivo, ma non potrà sottrarre al Cancelliere quello di determinare l’indirizzo politico.

Ben più incisive sarebbero dunque le conseguenze di un avvento del suo capo, Strache, al Cancellierato. Una prospettiva che potrebbe concretarsi all’indomani delle prossime elezioni parlamentari, probabilmente anticipate al 2017, o forse già a questo autunno.

Per evitarla, socialisti e democristiani puntano a facce nuove, che proiettano un’immagine di dinamismo: rispettivamente il manager Christian Kern, cinquantenne a capo delle ferrovie nominato venerdì nuovo primo ministro, e il giovanissimo diplomatico Sebastian Kurz, che verrà utilizzato al momento ritenuto elettoralmente più opportuno.

Nell ‘infausta evenienza di una coalizione di cui gli “azzurri” facciano parte o addirittura abbiano la guida (che molti in entrambi i partiti popolari non escludono), è da prevedere una linea più euro-scettica, il mantenimento del tetto all’afflusso di rifugiati, l’opposizione all’ingresso della Turchia nell’Ue e prese di posizione in favore dell’unità di tutti i tirolesi (recentemente invocata da Strache), incompatibili con gli accordi vigenti.

Senza probabilmente arrivare a concrete rivendicazioni territoriali contro l’Italia, ma forse giungendo a offrire la doppia nazionalità a tutti gli altoatesini e quindi entrando in rotta di collisione col nostro Paese.

(Francesco Bascone, Ambasciatore d’Italia, via Affarinternazionali.it)

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Foto rabrunzel cc-by-nc-nd

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