I “confini” d’Europa, una questione ancora aperta

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Se il carattere fondamentale di un confine è segnalare il luogo di una differenza, e se un confine esiste solo in funzione di un centro, allora è evidente che a più di mezzo secolo dalla sua unità l’Europa non ha confini. Il Trattato sull’Unione stabilisce che qualsiasi paese europeo possa candidarsi all’adesione a condizione che rispetti i valori democratici e si impegni a promuoverli. Le richieste di adesione costituiscono ancora oggi la dimostrazione di un interesse da parte dei paesi periferici a condividere l’efficienza produttiva e il miglior impiego delle risorse promosse dalle istituzioni europee, nonostante la crisi dell’euro. Non è comunque manifesto dove si esaurisca lo spazio dell’allargamento e neppure è chiaro quale possa essere il punto culminante di un allargamento non coercitivo.

Inoltre, l’Unione europea si è imbattuta in un limite intrinseco poiché segnato dal successo stesso del suo potere attrattivo. Il flusso migratorio verso l’Europa ha mostrato che la militarizzazione del confine di Schengen è una macchina che funziona piuttosto male in condizioni di emergenza. Normalmente, il sistema europeo che governa il fenomeno migratorio attiva dispositivi di contenimento, regolazione e selezione della mobilità. Ma le aspettative di governo decentrato del fenomeno hanno sottovalutato che i migranti extra-europei sono capaci di attivare da sé la possibilità di morte, continuando a praticare la loro libertà di movimento incuranti dei più sofisticati dispositivi di governo e controllo. I recenti dibattiti sul passo del Brennero, per rimanere al caso italiano, sono la prova del rischio dell’indicibilità dei confini europei.

D’altro canto, un limite è sempre espressione di un potere in atto e comunque è fondatore di una differenza. Accompagna tutti i grandi miti e tutte le cosmogonie, inclusa quella europea. Limite e differenza sono coessenziali, perché laddove la differenza fa difetto, il limite diviene più arbitrario e non stabilisce una relazione. In tal senso, occorre ricordare che i principali limiti dell’integrazione europea hanno storicamente riguardato le relazioni tra l’Europa e i paesi dell’allargamento o della politica di vicinato, dal lato delle frontiere orientali e meridionali, ma anche le relazioni con gli Stati Uniti, dal lato della frontiera atlantica. Proprio lungo queste tre frontiere, o zone di confine, sono oggi in atto rilevanti sviluppi: i conflitti armati in Ucraina e in Siria, e i negoziati commerciali del Transatlantic Trade and Investiment Partnership (Ttip).

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Foto Lusign CC0/Public domain

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