Allevatori ungheresi insorgono, Budapest attacca il latte slovacco

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I media ungheresi hanno riportato una segnalazione del ministero dell’Agricoltura di Budapest secondo la quale in sei tipi di latte a lunga conservazione provenienti da Slovacchia e Cechia è stata trovata una quantità di grassi diversa da quella dichiarata. In particolare, il latte slovacco risulta avere un contenuto di grassi superiore al dato indicato sulla confezione.

Mentre per il momento gli esportatori di latte della Slovacchia non avrebbero ancora subito conseguenze, sembra che 21.000 litri di latte ceco siano stati sequestrati. Le ispezioni del dicastero ungherese erano volte a una verifica della qualità dei latti in vendita nel Paese, suddividendoli tra buoni e meno buoni.

Secondo Pravda, il ministero slovacco dell’Agricoltura e l’Associazione slovacca degli operatori lattiero-caseari non sono stati direttamente informati del problema. Una fonte del ministero avrebbe detto che si potrebbe trattare di una montatura, che ha l’obiettivo di tagliare l’import di latte prodotto fuori dall’Ungheria. Un parere condiviso dall’azienda Tatranska Mliekaren (nota con il marchio TAMI), che esporta latte in Ungheria da anni ed ha raggiunto nel 2015 in Ungheria una quota pari al 40% del mercato del latte UHT.

I produttori ungheresi si sono lamentati dei prezzi in forte ribasso del latte, un problema comune a tanti altri allevatori in Europa, come anche gli slovacchi, dopo che lo scorso anno sono state azzerate dopo decenni le quote latte in UE. Nelle proteste gli ungheresi hanno sostenuto che il latte importato era scadente ed era legato a frodi fiscali. A fine aprile Budapest ha annunciato la riduzione dell’IVA sul latte crudo dal 27 al 5% nel tentativo di aiutare i produttori nazionali. La misura entrerà tuttavia in vigore solo dal prossimo anno.

I controlli sul latte commerciato non hanno però riscontrato alcun problema di qualità in Slovacchia e Repubblica Ceca, scrive Rtvs. La Slovacchia esporta in Ungheria fino a 100 mila tonnellate di latte all’anno. Ma i conflitti in questo campo sono sempre più frequenti dopo la cancellazione delle quote latte, e i paesi dell’Europa centrale hanno un eccesso di offerta di latte fresco. Anche l’Autorità per la vigilanza alimetare e veterinaria della Slovacchia storce il naso per una possibile guerra dei prezzi. In casi del genere il paese colpito è tenuto ad informare il paese di origine del latte, dice l’autorità, ammettendo che se le lamentele dovessero rivelarsi giustificate i produttori slovacchi rischierebbero multe salate.

(Red)

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Foto condesign CC0

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