Oggi è la Giornata dell’Europa… In memoria dei valori comuni europei

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Foto: firma dei Trattati di Roma – Campidoglio, 1957 (wikipedia)

La solidarietà tra le nazioni europee è sostituita dall’interesse nazionale a prendere solo i vantaggi dell’Unione e a rifiutarne le responsabilità. Non ci sono doveri, solo diritti per i nazionalisti. Non ci sono valori, solo interessi. Non ci sono principi, solo convenienze. Ecco dove è finita l’Europa”. Partiamo da qui, da questo recente articolo sul quotidiano L’Adige di Vincenzo Passerini, politico, scrittore e attivista, per fare un bilancio sull’Europa unita.

L’occasione non potrebbe essere migliore: la celebrazione della pace e dell’unità dell’Europa passa oggi istituzionalmente attraverso la ricorrenza della Festa dell’Europa, a ricordo di quando, il 9 maggio 1950, l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman ha esposto una sua idea di “cooperazione politicaper l’Europa che avrebbe reso impensabile una nuova guerra sul continente. Una proposta considerata il seme da cui sarebbe nata l’Unione Europea. La cosiddetta Dichiarazione Schuman giungeva poco dopo la stipula del Trattato di Londra del 5 maggio 1949 con cui si era costituito il Consiglio d’Europa, l’istituzione governativa di concertazione europea ampiamente legata alla tutela della dignità umana. Pur non avendo formalmente nulla a che fare con l’UE, il Consiglio d’Europa ha inciso fortemente sulla componente valoriale delle Comunità Economiche Europee (da cui ha avuto origine l’odierna UE), in prima istanza una componente “di nicchia” per una organizzazione quale la CEE dedita a obiettivi squisitamente economico-commerciali. Fu infatti il Consiglio d’Europa ad adottare già nel novembre 1950 la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, un lungo titolo racchiuso nell’acronimo CEDU che ha costituito il documento di riferimento dell’UE fino al dicembre 2000, ossia all’adozione del Trattato di Nizza con la sua Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Per quasi 50 anni l’Unione Europa ha dunque delegato la messa in chiaro dei propri valori al decalogo di diritti umani e di meccanismi di monitoraggio elaborati nella CEDU e ha optato per individuare i caratteri di riferimento della struttura regionale solo dinanzi alla complessificazione delle competenze attribuite: i valori iniziarono ad andare di pari passo agli interessi, almeno formalmente.

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Proprio allora, infatti, la generale formula di impegno alla promozione e tutela dei diritti umani, di osservanza dello stato di diritto e di democrazia, condizioni preliminari per l’adesione di un nuovo Stato membro all’UE (e per restare al suo interno), fu messa sotto stretto esame in occasione dell’identificazione dei valori fondamentali dell’Unione. Come noto, il dibattito fu catalizzato da un serrato confronto sulle radici dell’Europa con il principale nodo sui suoi fondamenti giudaico-cristiani e solo con profonda difficoltà fu identificata un’identità europea che, seppur ricevette in seguito scarso entusiasmo nell’adesione delle Cancellerie degli Stati membri, tuttavia tratteggiò un’Unione che “si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze”. Di pluralismo, non discriminazione, tolleranza, giustizia, solidarietà, parità uomini e donne si parla invece in riferimento alle società degli Stati dell’UE, ad indicare un precipuo impegno statuale ad un’educazione e ad un’amministrazione a tali sentimenti e valori tra i propri cittadini.

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Questi sono dunque i valori dell’Unione Europea a cui i suoi 28 Stati membri hanno aderito. Un’idealità mai così distante dalla realtà attuale che sembra aver sostituito la democrazia e lo stato di diritto con il “valore” della sicurezza, l’uguaglianza e il principio di non discriminazione con la distinzione (e l’esclusione) per razza e per religione, la libertà di movimento e di opportunità con l’innalzamento di frontiere. La solidarietà fra Stati membri, prima ancora che fra popoli, è stata calpestata grazie a quei venti nazionalisti che l’Europa in passato ha troppe volte conosciuto e che proprio i legami dell’Unione Europea avevano assopito. Da soluzione alla guerra, oggi invece l’UE si è trasformata nell’immaginario collettivo in un agnello sacrificale, un capro espiatorio a cui attribuire ogni male: innanzitutto la crisi economico-finanziaria imposta dalla moneta unica e dalle politiche di integrazione ma anche la crisi identitaria e di tutela delle libertà fondamentali a fronte dell’apertura delle frontiere interne. Alla prova dei fatti il tessuto politico e sociale europeo è risultato assai fragile laddove è bastata una piccola miccia per ridare vigore alle sovranità nazionali a dispetto dell’attribuzione di competenze alla casa comune europea: la militarizzazione di una frontiera e la sospensione del Trattato di Schengen, la limitazione parziale della libertà di stampa, l’introduzione di pratiche e norme discriminanti, la stretta sul diritto di asilo e sugli strumenti di ricongiungimento familiare. Movimenti populisti, dichiaratamente xenofobi e razzisti sfilano nelle conferenze stampa e parlano attraverso i nostri televisori propagando valori tutt’altro che europei, o meglio, che l’Europa ha scelto di relegare (e magari seppellire) in alcune delle pagine più scure del secolo scorso. Alcuni di essi parlano di razze superiori, di impedire la professione di una certa fede religiosa, di sottoporre i principi umanitari alla scure della legalità. Senza alcun pudore, senza sollevare forte indignazione, piuttosto ottenendo supporto e consenso anche in termini di alte percentuali di voto. Alcuni esempi? Il 22 maggio i cittadini austriaci saranno nuovamente chiamati al voto in un ballottaggio che quasi certamente designerà alla presidenza della Repubblica il candidato anti-europeista, Norbert Hofer, e il mese successivo un referendum potrebbe sancire l’uscita della Gran Bretagna dall’UE (la cosiddetta “Brexit”). Un’Europa diversa da quella ideata dai padri costituenti sta prendendo forma e appare un tragico revival più che una nuova messa in scena.

(Miriam Rossi, via Unimondo.org)

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Foto: wikipedia, Duncan cc-by-nc, Oona Räisänen cc-by-sa

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