Quaranta anni fa il terremoto in Friuli

La sera del 6 maggio 1976 la terra tremò tra Udine e Pordenone; una catastrofe a cui seguì una vigorosa risposta.

gemona-terrem-1976_(glemone.it)

Una pagina di storia italiana compie 40 anni: tanti ne sono passati dal terremoto che colpì il Friuli, la sera del 6 maggio 1976. Un sisma di magnitudo 6.4 colpì le province di Udine e Pordenone, cambiando pesantemente il volto della media valle del Tagliamento, con oltre 120 comuni colpiti e un pesantissimo tributo di vite umane, ben oltre le 900 vittime, tremila feriti e centinaia di migliaia di sfollati.

Dopo un primo fenomeno precursore, la terra si mosse violentemente poco dopo le 21 del 6 maggio, ma anche a distanza di mesi, con scosse che raggiunsero, il 15 settembre, un’intensità del VIII-IX grado della Mercalli-Cancani-Sieberg. Se la scossa del maggio ’76 venne avvertita in diverse regioni, e anche lontano dai confini nazionali, furono però comuni come quelli di Gemona del Friuli, Osoppo, Venzone, Trasaghis, Artegna, Buia, Majano, a doversi poi confrontare con un passato che non esisteva più e un futuro da ricostruire.

L’interruzione delle comunicazioni inficiò una prima e più complessiva comprensione dell’enormità dell’accaduto e il collasso di rete telefonica ed elettrica non aiutò i soccorsi.

Le scosse in Friuli nel 1976 – wikimedia commons

Il resto è storia: dall’importante ruolo svolto dai radioamatori per le prime comunicazioni alla massiccia e trasversale forza di soccorso sul campo, irrobustita anche dalla forte presenza militare nell’area.

Si palesò ovviamente anche lo Stato, dal 7 maggio in poi, e se ancora oggi si parla del cambio di passo che ci fu con la nomina del Commissario Straordinario, Giuseppe Zamberletti, è perché il Friuli fu un esempio di ottimo coordinamento ottenuto grazie a un mix di visione di insieme, delega ai sindaci, uniformità di gestione.

A quarant’anni di distanza, per il Friuli è tempo di ricordare ma anche di valorizzare e continuare a tramandare la narrazione di una rinascita fortemente connotata dal fattore identitario. Dal dolore per la morte e per i danni, seppe maturare il miglioramento stesso del monitoraggio sismico e, in un contesto dove non mancavano certo le priorità, si fece anche strada la scommessa sul futuro e su un’istituzione che rilanciasse il territorio stesso, come l’università.

L’istituzione dell’Università di Udine infatti avviene anche grazie alla mobilitazione di popolazione e istituzioni locali subito dopo i tragici fatti, e si concretizzò grazie alla norma contenuta nella prima legge organica di finanziamento della ricostruzione post terremoto.

(Wired.it)

Nota: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà oggi, 6 maggio, in Friuli per commemorare l’anniversario nei comuni di Gemona e Venzone, e nel pomeriggio a Udine presso l’assemblea della Regione Friuli Venezia Giulia.

Il duomo di Venzone dopo il terremoto (YukioSanjo, wikimedia commons)

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Leggi sul Corriere della Sera della straordinaria ricostruzione “prima le fabbriche, poi le case”, e infine anche dei monumenti, come il Duomo di Venzone rimesso in piedi pietra dopo pietra con un’opera certosina di scienza e pazienza:

La lezione del Friuli sul terremotoL’identità più forte dei crolli

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Foto in alto: Gemona dopo la scossa del 6 maggio – glemone.it

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