Fiori e piante spontanee: le tradizioni in Slovacchia e Italia – L’angolo di Michaela

sambuco_(Hans-CC0)

Da alcuni anni vengo colta alla sprovvista dalla fioritura di sambuco (baza, vedi foto sopra). All’improvviso il vento tiepido ne porta il profumo fino alle finestre della mia casa, e a me sembra di aver perso qualcosa. L’inizio. Prima che il dolce profumo dei fiori si diffondesse nell’aria, c’era per forza una fase precedente, quando i fiori si aprivano e l’arbusto si vestiva di bianco. O accade tutto in una notte sola? Quest’anno volevo proprio vederlo, quel momento. Prima fu la volta del ciliegio (čerešňa), e quando si tolse il suo abito da sposa ed era possibile scorgere l’ammiccare dei piccoli frutti verdi appena formati, ecco che il vicino sambuco prese la stoffa e il filo e in una notte di domenica si cucì la sottoveste bianca. Poi aspettò il primo giorno tiepido e fuh! come per magia si trovò vestito di tutto punto in una veste così dolce e profumata, che la vicina acacia (agát) dall’invidia gli rubò il filo e l’ago e nell’arco di poche notti anch’essa si rivestì nell’abito da sposa. Ed ecco che adesso, quando il sole è più caldo, il profumo inebriante di sambuco misto a quello di acacia mi riporta sul viso un sorriso pieno di ricordi.

Le lunghe passeggiate sull’argine del ramo morto del fiume Nitra, nel mese di maggio, avevano una meta ben precisa: raccoglievamo i fiori di sambuco per farne una bevanda rinfrescante e lo sciroppo che sarebbe durato tutto l’inverno. In effetti, non si compravano le bibite analcoliche come oggi, perché destinate alle grandi feste. Per tutti i giorni c’era lo sciroppo di sambuco che, diluito con acqua, ci dissetava con gusto. Con i fiori secchi si facevano infusi e con i fiori freschi – come con quelli di acacia – delle gustose frittate dolci. Con le bacche si faceva la marmellata (dai lievi effetti lassativi), e i pescatori usavano le bacche come esca per la pesca dei cavedani.

Il sambuco è noto per le sue qualità diaforetiche, ne troviamo nota anche ne “L’Arte di mangiar bene” di Artusi, ricetta n. 591.- Paste di farina gialla II., dove i fiori secchi del sambuco comune vengono aggiunti all’impasto per i biscotti, con la nota seguente: «[…] I fiori e le foglie del sambuco hanno virtù diuretica e diaforetica e cioè, perché tutti intendano senza tanto velo di pudicizia, fanno orinare e sudare e si trovano in vendita dai semplicisti.»

denteleone_(petrabosse-CC0)

Altri fiori che coglievamo erano quelli di tiglio (lipa), per essere essiccati e poi utilizzati per le tisane in caso di tosse; i fiori di camomilla (harmanček, foto sotto) che servivano per gli impacchi (mai e poi mai l’avremmo bevuta, la camomilla!); di rosa canina (šípky) della quale d’autunno si raccoglievano le bacche che venivano macinate e poi lasciate essiccare, per farne d’inverno una bevanda calda e piena di vitamina C, da bere quando si aveva il raffreddore; infine con i fiori di tarassaco (púpava, foto sopra) si preparava una specie di sciroppo denso, chiamato “miele di tarassaco”, ottimo da consumarsi così da solo oppure da aggiungersi nelle tisane o nel thè.

Uscire di casa per andare in campagna per raccogliere i fiori era sempre una gioia immensa per noi bambini, e le mamme sfruttavano volentieri queste occasioni per insegnarci qualcosa sulla natura e per impegnarci in un gioco utile.

Adesso che sento nell’aria il profumo dei fiori di sambuco, non posso certo resistere: mi preparo un fresco infuso, profumato e dissetante.

camomilla_(AKuptsova-CC0)

In Italia invece, come ho avuto la possibilità di costatare, le tradizionali raccolte primaverili nei campi e nei boschi sono dirette più verso le parti verdi di fiori e arbusti. Un’amica ci ha portato una borsa piena di piante tenere di tarassaco raccolte ancora prima che le piante avessero fatto il fiore; ci sono volute due ore solo per pulire le radichette e le foglioline dalla terra, ma era una prelibatezza! Un altro vicino, gentilissimo, ci ha portato – quasi fosse una reliquia – un sacchetto di una specie di rametti verdi di cui scoprimmo che il nome era pungitopo (listnatec ostnitý, foto sotto): trovato il modo corretto per lessarli, anche questi turioni (výhonky) si rivelarono una gradita sorpresa. Per me erano dei sapori assolutamente nuovi e sorprendentemente buoni.

Le “piante spontanee ormai quasi dimenticate” sono piene di varie proprietà curative, tra cui quelle diuretiche, antinfiammatorie, sudorifere, astringenti, depuranti e tante altre. Oltre al tarassaco e i turioni di pungitopo, in Italia a primavera si raccolgono per esempio i germogli di vitalba (plamienok), di borragine (borák) e di luppolo selvatico (divý chmeľ), i turioni di asparago selvatico (divá špargľa), e poi ortica (pŕhľava) e acetosa (šťaveľ); quest’ultima in realtà la raccoglievamo anche in Slovacchia, per farci una crema. In quanto spesso queste piante sono immangiabili a crudo – in insalatina (come invece tenderebbe a consumarle uno slovacco), è da secoli che gli italiani hanno scoperto come trattare ben bene queste erbette: vengono prima lessate in acqua in modo simile alla bieta o agli spinaci, e solo dopo saltate in padella con olio/burro (e aglio), oppure fatte in frittata, o ancora messe sott’olio o sott’aceto; inoltre finiscono in zuppe e minestre, condiscono la pasta e il riso, e in forma di salsa accompagnano carni e pesci.

pungitopo

In alcuni posti ci sono pietanze basate proprio sulla conoscenza di una grande quantità di erbe di campo, da raccogliersi nello stesso momento. È il caso di Gallicano (LU), Garfagnana (una zona della Toscana) che ha visto recentemente una sagra dedicata alla Minestrella di Gallicano. La sagra si organizza in aprile, quando tutte le piante sono reperibili nei campi, e chi è interessato può partecipare alla raccolta dei singoli ingredienti. La leggenda dice che la Minestrella nacque per iniziativa di una massaia del paese, nel tentativo di proporre qualcosa di diverso ai suoi familiari rispetto alla classica polenta con salacchini. La composizione degli erbi che danno vita alla minestra può variare da casa in casa, ma in ogni caso comprende da 15 a 30 erbe, tra cui viole, primule, ortica, bietola selvatica, tarassaco, radicchi di campo, borraggine, foglie di papavero, crescione. La minestra viene cotta insieme ai fagioli giallorini locali e viene servita insieme ai mignecci, focaccette di farina di granoturco.

erbe-frittata_(mhburton-CC0)

La necessità di un tempo oggi in Italia è diventata un vero lusso, perché le piante spontanee non si trovano al supermercato, non si comprano con i soldi: bisogna avere il tempo e le capacità per andarle a raccogliere. Così se vi regalano una borsa piena di erbette, sappiate che questo regalo non ha prezzo ed è segno di grande rispetto o amicizia.

Ho osservato un po’ sorpresa che l’incarico di raccogliere le varie piante commestibili viene lasciato quasi esclusivamente agli anziani, che avranno sì più esperienza in tale lavoro (che qui di lavoro trattasi, dovendo camminare a piedi per chilometri per poi individuare, scavare o raccogliere decine se non centinaia di piantine o loro parti che sono necessarie per soddisfare l’appetito di una famiglia), ma certamente non disdegnerebbero la compagnia e l’aiuto dei giovani o giovanissimi, per condividere il piacere che tale raccolta porta e per insegnargli quello che sanno della natura. Temo che queste tradizioni vadano lentamente a scomparire con la scomparsa degli anziani, gli unici ad avere la pazienza necessaria. I giovani non riconosceranno più le piante commestibili, non sapranno dove cercarle e quando coglierle. Spero tanto di sbagliare!

Quando andate a raccogliere le piante o i fiori, evitate la vicinanza di strade e stabilimenti industriali, cercate i luoghi più appartati e puliti. Raccogliete solo ciò che conoscete bene: moltissime piante si assomigliano ed è facile confondersi. Non date per scontato che tutte le parti di una pianta siano commestibili: per esempio il sambuco – tranne i fiori e le bacche – è tossico. Alcune erbe sono assolutamente controindicate alle persone che soffrono di artrosi, di gotta, di ipertensione ecc., prima di offrire una gustosa frittata (foto sopra) a qualcuno accertatevi su tutte le proprietà della pianta cucinata. E non per ultimo: tantissime piante sono protette e/o la loro raccolta è vietata in alcune regioni (seppure in certi posti è permesso raccogliere tali piante protette per solo uso culinario, per mantenere le tradizioni), in tal caso evitate di raccoglierle nei campi e se ne avete la possibilità, coltivatele nell’orto o sul terrazzo, per il piacere dell’occhio e del palato.

erbe-prato_(pixabay)

Nota: questo articolo è semplicemente frutto della mia esperienza personale e le piante e i fiori nominati non s’intendono come una lista esaustiva, né come campioni assoluti rappresentanti un paese o l’altro.

 

(Michaela Šebőková  Vannini  ―  vedi il suo blog CucinareScrivendo.com)

 

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Foto: Hans CC0, petrabosse CC0, AKuptsova CC0, M.Sebokova, mhburton CC0, pixabay

 

1 comment to Fiori e piante spontanee: le tradizioni in Slovacchia e Italia – L’angolo di Michaela

  • Michaela, grazie per l’articolo! Mi hai fatto tornare in mente dei bellissimi ricordi d’infanzia di raccolte domenicali di asparagi selvatici quando ero in Puglia (e delle relative meravigliose frittate!). Ho scoperto che anche qui in Friuli ci sarebbero moltissime piante spontanee da raccogliere (la più famosa è lo sclopit), ma come dici tu, è un’arte che purtroppo si sta perdendo e non è facile trovare qualcuno che le conosca.

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