Figel e i leader d’opposizione non vanno al Referendum. Sulik: gente, sta a voi

Tra i leader dei quattro partiti di Governo, solo il presidente Cristiano-democratico (KDH) Jan Figel ha dichiarato che non parteciperà al referendum di domani, 18 Settembre, avviato dal partito di Coalizione Libertà e Solidarietà (SaS) per scuotere l’opinione pubblica su questioni di interesse generale. Adducendo una fitta agenda di lavoro per la sua astensione, Figel ha lasciato ai sostenitori di KDH la libertà di decidere a loro discrezione se votare o meno.

Il leader SDKU-DS Mikulas Dzurinda ha confermato, dopo qualche indecisione, la sua intenzione di votare, e così il presidente di Most-Hid Bela Bugar e il leader di Libertà e Solidarietà (SaS), Richard Sulik. Anche il Premier e vicepresidente SDKU Iveta Radicova ha detto che andrà alle urne.

I partiti di opposizione Smer-SD e SNS hanno raccomandato alla gente di stare a casa. I loro leader Robert Fico e Jan Slota non hanno intenzione di andare a votare, e anche il Presidente Ivan Gasparovic sta pensando di astenersi.

Il presidente del partito Libertà e Solidarietà (SaS), Richard Sulik, ha esortato la gente a esercitare il loro diritto costituzionale e andare a votare domani al referendum nazionale. Il 18 Settembre è una data importante per SaS, ha detto, perché arriva a compimento con un referendum il lavoro di due anni. Sulik ha dunque invitato la gente a sacrificare dieci minuti del loro tempo per andare alle urne. «Gente, dipende solo da voi», ha detto agli elettori. Sulik ha anche espresso rammarico per l’atteggiamento dei leader di alcuni dei suoi partner di Coalizione, che sono stati alquanto reticenti a sostenere il referendum, anche se ha detto di non essere stato sorpreso della raccomandazione al non-voto venuta dai partiti di opposizione. Ha poi ringraziato le 400.000 persone che hanno firmato la petizione che ha portato al referendum.

I cittadini slovacchi potranno dare il loro giudizio su sei quesiti: la cancellazione dei canoni radiotelevisivi, la riduzione dell’immunità parlamentare, un taglio al numero dei parlamentari da 150 a 100, un tetto al prezzo di acquisto delle auto blu del Governo, il voto on-line, e la rimozione del diritto di replica dei funzionari pubblici ai sensi della legge sulla stampa.

Il referendum costerà 7,2 milioni di euro, soldi buttati considerando che i sondaggi prevedono un’affluenza non superiore al 20%, quando il quorum per la validità richiede almeno la metà degli aventi diritto più uno. Si tratterà dunque dell’ennesimo referendum non valido, il quinto in 18 anni di Repubblica.

(Fonte TASR)

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