Istruzione, il governo ridurrà il numero di scuole

scuola-slov_(minedu.sk)

Riportando i numeri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo in Europa (OCSE), il vice preimer per gli Investimenti Peter Pellegrini ha sottolineato alcuni giorni fa che rispetto alla media europea in Slovacchia si contano meno alunni in classe per insegnante. Questo dato, secondo Pellegrini, dovrebbe far accettare l’idea, riportata nel programma del governo approvato dal parlamento la scorsa settimana, che è necessario ridurre il numero di scuole – in particolare le primarie e secondarie – in tutto il Paese. Ma se agire su questo tipo di strutture educative è oggi la priorità, in un vicino futuro sarà anche il turno di una razionalizzazione delle università, ha detto Pellegrini.

Il Ministero dell’Istruzione ha accennato alla volontà di aprire un dibattito pubblico sulla questione, che coinvolga funzionari dello Stato, esperti del settore e rappresentanti dell’Associazione dei comuni ZMOS, oltre ad altri soggetti interessati a prevenire una possibile insufficienza di sedi in futuro. La cosiddetta “ottimizzazione” della rete di scuole esistenti porterebbe con sé probabili licenziamenti per gli insegnanti, una categoria da tempo in lotta per un miglioramento delle loro condizioni di lavoro, e di salario.

Nel rapporto dell’OCSE per il 2015 si legge che in Slovacchia c’è una sproporzione tra le dimensioni delle scuole e delle classi e il numero di bambini. Ci sono scuole che evidentemente non hanno ragione di esistere per il basso numero di alunni, e scuole che offrono studi di scarsa qualità.

L’esubero di scuole, scrive lo Slovak Spectator, arriva insieme al calo di natalità degli ultimi decenni, che hanno visti scendere i nuovi nati dai 100mila del 1980 agli attuali 55mila. Mentre gli alunni delle scuole elementari sono passati oggi a 427mila, da 724mila che erano nel 1989. Mentre il numero di scuole è cresciuto negli anni ’90, specialmente degli istituti gestiti da religiosi.

Il numero di alunni per classe nella scuola primaria è sceso da 26,3 in media nel 1989 a 18,5 nel 2013. Nei licei, si è passati da 30,2 alunni nel 2003 a 24 dieci anni dopo, mentre nelle scuole secondarie professionali si è scesi negli stessi dieci anni da 26,2 a 22,1. Non così velocemente è invece sceso il numero dei docenti, che erano 35.006 nel 2013, e solo un migliaio di più nel 1989, 36.242. Il che ha fatto scendere la media di ragazzi per classe dai 20 del 1989 ai 12,2 del 2013.

I sindacati della scuola, impegnati a lottare per maggiori investimenti dello Stato nel settore, chiedono di mantenere la calma e di ragionare a sangue freddo e con numeri certi sulla questione. Negli anni passati sono state chiuse alcune scuole piccole, per mancanza di bambini, ma poi i genitori non sanno più dove lasciare i loro figli.

Altri puntano il dito su una migliore analisi di come vengono spesi i soldi oggi, dato che a loro parere anche la chiusura di un certo numero di istituti non dovrebbe portare a risparmi così evidenti. Inoltre, molte di quelle scuole con pochi alunni sono strutture gestite dalle minoranze etniche, in particolare quella ungherese che in Slovacchia conta per il 10% della popolazione. Secondo il direttore della rivista “Dobra skola”, sarebbe più saggio avere insegnanti meglio pagati in scuole più grandi e con classi più grandi, piuttosto che di insegnanti pagati meno in scuole piccole, peggio attrezzate e con classi più piccole.

(Red, The Slovak Spectator)

Foto minedu.sk

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