UE: alle prese coi soliti nodi, tra migranti e Grecia

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[Marco Zatterin, La Stampa] – Questa si poteva scriverla un anno fa. O quasi. È una settimana, quella che si apre, in cui si parlerà di migranti, economia da rilanciare e della ricerca di soluzioni per evitare una nuova crisi in Grecia. Come nel maggio 2015, il che ha dello sconsolante.

In attesa che, domani 3 maggio, la Commissione vari le sue previsioni economiche di primavera – decisive per capire quale potrà essere la pagella europea che l’Italia otterrà il 18 maggio -, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan tiene una conferenza alla Libera Università di Bruxelles su «Una strategia di politica comune europea per la crescita, l’occupazione e la stabilità». Ci si attende un discorso alto, di orientamento, su come riformare il patto di stabilità e le regole della governance nell’Eurozona.

Roma è stata molto attiva in queste settimane, per necessità, ma anche per vocazione. In un’intervista alla Stampa, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha detto di avere molte idee in comune col Tesoro, a partire da un più forte legame fra riforme e consolidamento. C’è terreno fertile, basta non alimentare le paure di chi vede in tutto questo movimento, un tentativo di chiedere nuove regole per non rispettare le vecchie. Il solo modo è tenere la barra dritta e mantenere l’impegno. Essere credibili, insomma.

Di qui al 9 maggio in cui si riunirà l’Eurogruppo, si parlerà molto di Grecia e della polizza assicurativa chiesta dal Fondo Monetario per avviare l’azione di riprofilatura del debito ellenico. La richiesta di Christine Lagarde è andata a sbattere contro l’impossibilità giuridica per Atene di varare leggi destinate a entrare in vigore solo in caso di deviazione dagli obiettivi. Ci sarà lavoro per i giuristi. Ma anche i politici non resteranno con le mani in mano. Nella famiglia socialista tutti pensano che Washington stia chiedendo troppo.

 

Mercoledì la Commissione vara la proposta di riforma del Regolamento di Dublino. Una riformina, a ben vedere. La formula mantiene la cornice la responsabilità dell’accoglienza per lo stato di primo approdo e la bilancia con un meccanismo di ridistribuzione fra tutti per i casi di flussi «ampi e sproporzionati». In pratica, se il piano sarà adottato dai Ventotto, l’Italia resterà titolare dell’onere di registrazione e identificazione di chi arriva, sino al momento in cui i flussi superano il 150% della quantità ritenuta compatibile con il paese. In tal caso, scatterà la condivisione dell’onere con i partner comunitari che, comunque, potranno chiamarsi fuori staccando un ricco assegno per ogni profugo rifiutato. L’astensione può essere acquistata per 12 mesi. La cifra che gira è alta, 250 mila euro a migrante. Ma potrebbe cambiare.

Se i temi solo quelli dello scorso anno, la domanda cruciale resta quella delle scorse settimane: «Chi si sta occupando, e come, dei 54 mila di Idomeni?».

(Marco Zatterin, LaStampa.it)

 

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Foto EU Parliament cc-by-nc-nd

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