Vicini di casa, se non li conosci li eviti

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Avete presente i vicini di casa? Già, proprio quelli che abitano l’appartamento accanto al vostro, quelli che magari fanno sempre tanto di quel baccano da impedirvi di dormire, o occupano il vostro posto auto o, ancora, lasciano per giorni la busta dei rifiuti sul pianerottolo. Tuttavia, sono anche coloro ai quali chiedere un vasetto di zucchero, quando non si può uscire a fare la spesa, le persone con cui scambiare quattro chiacchiere in ascensore o sulle scale e cui chiedere notizie sugli affari del condominio. A quanto pare, però, almeno sei italiani su dieci non conoscerebbero affatto i propri vicini e, anzi, farebbero di tutto per evitarli, trascurando persino le elementari regole di buona educazione. Ma come è possibile che la società contemporanea, quella social, quella delle lunghissime liste di “amici” su Facebook, non sia poi in grado di instaurare dei rapporti semplici e basilari come quelli con i dirimpettai?

Promossa dal marchio Nescafé in relazione al video-esperimento The Nextdoor Hello, una recente indagine, svolta su un campione di milleottocento italiani, svelerebbe quanto la pratica dell’evitare i condomini sia sempre più in voga nel Bel Paese. In effetti, il 61% circa degli abitanti non vedrebbe di buon occhio chi gli vive accanto e cercherebbe qualsiasi espediente per ignorarlo. Altro che le belle scene dei film americani, dove ai nuovi arrivati è riservata una calorosa accoglienza, accompagnata da premurose presentazioni e doni di ogni sorta, in Italia non si rispetterebbero neanche le basilari norme dettate dall’etichetta. Sarebbero in procinto di sparire, infatti, persino quelle logiche e naturali forme di civiltà che, se non altro, suggerirebbero di rivolgere il saluto ai condomini, quando li si incontra per le scale. Insomma, per alcuni sembrerebbe più semplice percorrere la strada dell’indifferenza, piuttosto che dover pronunciare la parolina magica, un innocente “buongiorno”.

Neighbours

È interessante notare come la percentuale più alta di diffidenza si registri al nord e, in particolar modo, a Milano (con il 69%), seguita da Torino e Venezia, mentre il grado d’indifferenza andrebbe a scemare man mano che si scende verso il sud, con Palermo al 52%. La ricerca, inoltre, si focalizza in particolare sui milanesi, con l’intento di indagare le ragioni per cui i vicini di casa verrebbero identificati come nemici da evitare a tutti i costi. La colpa andrebbe per la maggiore alla frenesia della routine quotidiana, la quale impedirebbe di approfondire la conoscenza dei vicini di casa, ma anche la paura di essere ignorato dal vicino spingerebbe a rifuggire qualsivoglia forma di socializzazione, originando in tal modo un inevitabile circolo vizioso. Il 49% dei cittadini milanesi, invece, afferma di essere bloccato dal timore che nel condomino possa celarsi un criminale o un terrorista, mentre il 34% teme di sembrare invadente. Infine, il 23% attribuisce la responsabilità alla timidezza. Ma di quali metodi servirsi per scampare incolumi al dirimpettaio? Se l’82% preferisce ricorrere all’indifferenza, fingendo di essere impegnati in una telefonata o armeggiando con lo smartphone, esiste anche chi sostiene semplicemente di andare di fretta e di essere in ritardo, e chi fa a meno di prendere l’ascensore, se già occupato. Per ultimi, ma qui si va quasi sul patologico, vengono coloro i quali, prima di uscire da casa, controllano dallo spioncino che il piano sia libero.

Così, allorché i profili social contano centinaia di “amici”, al contempo si fa sempre più fatica a ricordare il nome di chi ci abita accanto, la cui vita scorre dietro quella porta sullo stesso pianerottolo. Mentre le social street, ossia le pagine Facebook, dedicate alle vie italiane e a quanti le abitano, aumentano a dismisura, le strade vere, invece, sono percorse, forse, da cittadini sempre più asociali. E, se lo zucchero è finito e il vicino è un nemico, allora il caffè tocca berlo amaro.

(Debora Guglielmino, via VocidiCitta.it)

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Foto antifluor cc-bt 2.0,
Violet Kashi (c)

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