Droga, il proibizionismo globale verso il capolinea?

Si comincia a prendere atto che oltre alle sostanze stupefacenti ci sono le persone con le loro vite, le loro scelte e i loro diritti. Molti sostengono che il tempo del semplice e duro proibizionismo si è chiuso con un fallimento. È iniziata una pausa di riflessione che potrebbe condurre ad un vera e propria inversione di marcia. [Vittorio Agnoletto, dal suo blog ne Il Fatto Quotidiano]

drog_(TomStratton-cc-by-nc)

“Un mondo senza droghe, possiamo farcela” era il titolo della Dichiarazione Politica conclusiva approvata nel 1998 a New York dalla Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Ungass, United Nation General Assembly Special Session) che fissò l’obiettivo di “eliminare o ridurre significativamente” le coltivazioni di oppio, coca e cannabis in dieci anni. Nel 2009 l’obiettivo fu confermato, pur posticipando al 2019 la data entro la quale tali risultati avrebbero dovuto essere raggiunti. Sono stati anni profondamente segnati dalla “guerra alla droga” che hanno avuto come elemento eclatante l’obiettivo di distruggere, attraverso interventi armati e attraverso le famose fumigazioni per via aerea, le coltivazioni di sostanze illegali.

Il simbolo di questa stagione è stato il famoso “Plan Colombia” con tutte le conseguenti tragedie che si sono abbattute su migliaia di contadini. Ma tali strategie hanno drammaticamente fallito gli obiettivi dichiarati: il mercato nero delle droghe si è ampliato, così come si sono sempre più globalizzati il ruolo della criminalità organizzata e i fenomeni di corruzione istituzionale dipendenti da tale commercio. Di fronte a simili risultati di anno in anno il dissenso verso la “tolleranza zero” è cresciuto nella comunità scientifica internazionale e ha influenzato le scelte di vari governi.

I principali Paesi europei, con l’eccezione dell’Italia, nell’ultimo decennio hanno infatti assunto posizioni innovative ed hanno sottoscritto dichiarazioni di supporto alle Strategie di riduzione del Danno, pratiche che, superando posizioni ideologiche pongono al primo posto la tutela della salute dei consumatori, ad esempio attraverso una riduzione del numero dei decessi per overdose e una diminuzione della trasmissione di patologie quali Hiv ed epatiti. Proprio seguendo questa logica la Svizzera è giunta ad autorizzare trattamenti con eroina per tossicodipendenti di lunga data e tale scelta è stata confermata con un referendum popolare che ha ben colto l’intreccio tra tutela della salute dei consumatori, lotta al mercato nero e aumento della sicurezza per la popolazione generale attraverso la diminuzione dei reati. Negli stessi anni in alcuni stati USA hanno vinto i referendum sulla legalizzazione della cannabis.

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Foto Tom Stratton cc-by-nc

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