Lo slovacco Roman Ondak è in mostra a Napoli

Coerenza e armonia sono le caratteristiche dell’ultimo abbinamento alla Fondazione Morra Greco di Napoli, dove due personali si integrano e richiamano per contrappunto. Da un lato, Robert Kusmirowki (Lodz, 1973; vive a Lublino): l’eccesso, il disordine, l’esclusione. Dall’altro, Roman Ondak (Zilina, 1966; vive a Bratislava): la pulizia, la precisione, la comunicazione.
A legarli, il filo rosso di un’attenzione agli oggetti: cose vecchie e cose antiche, scarti di rigattieri o opere di valore, in ogni caso carichi di memorie. Entrambi gli artisti preferiscono delegare l’esecuzione del proprio progetto, che sia la ricerca di rottami da ammassare, o l’acquisto di stampe d’antiquariato. Solo che uno – Ondak – finisce con l’entrarci: in modo discreto, e un po’ ironico, “laterale”. L’altro disperde la sua anima maudit nel monumentale mucchio di sedie sfasciate, bottiglie vuote, manichini, in un’archeologia del consumo protetta da una cancellata tassativamente invalicabile. Bulimia dell’accumulo con addentellato estetico-sadico, visto che da anni il polacco salva lavori condannati alla distruzione regalatigli dai “colleghi”, ma li tiene gelosamente sotto chiave in anonimi armadietti di ferro, sicché oltre lo squallore del contenitore la presunta bellezza del contenuto resta interdetta…

Si può leggere il resto dell’articolo qui http://www.exibart.com/notizia.asp/IDNotizia/32746/IDCategoria/1.

(Fonte Exibart)

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