Le truffe dell’economia reale

John Kenneth Galbraith è morto il 29 aprile 2006 e “L’economia della truffa” è sicuramente il suo saggio più illuminante e più popolare, poiché è stato scritto appositamente per far capire il funzionamento del sistema economico finanziario a tutti i cittadini (BUR, 2012, 151 pagine, euro 9). Di Olivier Turquet, Pressenza.com.

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Secondo Galbraith l’economia capitalista non rispecchia molto l’entità patinata che si studia nelle università, ma la famigerata realtà che condiziona la vita di tutti noi. Nell’economia reale l’inganno è accettato da molte aziende e i dipendenti e gli azionisti finiscono spesso in ostaggio del management delle grandi aziende. È “l’economia della truffa” che si riflette nello scoppio delle bolle finanziarie e nel fallimento di colossi come Enron (azienda del settore energetico) e Arthur Andersen (società di consulenza aziendale leader negli anni in cui scriveva il famoso economista).

Le grosse problematiche originate delle burocrazie private delle multinazionali e del management delle grandi aziende possono essere peggiori di quelle che nascono dagli errori delle burocrazie pubbliche. L’economia di libero mercato senza la giusta regolamentazione non può risolvere i problemi della società e la guerra non è quasi mai uno strumento utile per arrivare a costruire una buona democrazia. Molto probabilmente la democrazia non è adatta a tutte le forme di cultura e a tutte le popolazioni. Il noto economista ha studiato gli esiti dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e ha verificato che più del 90 per cento dei bombardamenti è completamente inutile (cioè significa che si regalano dei soldi facili ai banchieri e agli industriali multimilionari).

Comunque un allievo di Schumpeter, Hyman Minsky, descrisse il meccanismo più umano, abitudinario e innocente delle crisi finanziarie: quando le cose vanno bene e i prezzi degli immobili salgono, la gente può continuare facilmente ad indebitarsi in modo sempre più rischioso. Se salgono i tassi d’interesse e il flusso di cassa degli investimenti non basta più a ripagare i debiti, scattano le vendite, che provocano la caduta del valore degli immobili (Potrebbe ripetersi?, 1984). In effetti negli Stati Uniti l’ultima serie di crisi ha quasi reso insostenibili i quattro debiti americani: pubblico, estero, delle imprese e dei privati cittadini (Sylos Labini, 2005).

Infine chiudo con una massima di Galbraith, che può spiegare una parte dell’attuale processo di concentrazione rapida della ricchezza nel mondo: “La borsa è stata inventata per separare il denaro dai cretini”. Infatti chi opera a livello finanziario ha la possibilità di essere informato in tempo reale, su diversi livelli e paesi, mentre i piccoli investitori no (si tratta delle famose asimmetrie informative approfondite da Joseph Stiglitz). E chiudo aggiungendo la mia massima: a tutti piacerebbe scommettere con i soldi degli altri, ma solo i banchieri e i finanzieri ci riescono.

John K. Galbraith è stato un economista e un diplomatico di origine canadese naturalizzato americano (è nato nel 1980 ed è morto nel 2006). Era un pensatore liberale e pacifista ed è stato uno dei principali consulenti economici di John Fitzgerald Kennedy. Ha insegnato nelle università di Princeton, Cambridge e Harvard. Tra i suoi saggi più interessanti segnalo “Soldi. Conoscere le logiche del denaro per capire la grande crisi” (una lettura imperdibile per tutti i veri appassionati della scienza economica, BUR, 1997-2013) e “Facce note. Quasi un’autobiografia” (Rizzoli, 2000).

Per alcuni approfondimenti video vedere QUI e QUI. Per integrare il punto di vista del famoso economista si possono seguire le amare confessioni di John Perkins, QUI (La storia segreta dell’impero americano, 2007).
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Nota – Oggi il punto di vista di John Kenneth Galbraith viene approfondito dal figlio James Kenneth Galbraith, economista e diplomatico; vedi QUI.

(Olivier Turquet, Pressenza.com)

Sotto il capitalismo, l’uomo sfrutta l’uomo.
Sotto il comunismo, è esattamente l’opposto.

J. K. Galbraith

 

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