Mediterraneo, da sogno dei turisti a incubo per migranti

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È difficile ricordare che, appena un decennio fa, l’area del Mediterraneo, sia in Europa sia in Africa, era la più grande storia di successo dell’Unione europea. La guerra nella ex Yugoslavia era stata neutralizzata, il turismo era fiorente in Nordafrica e paesi come la Spagna stavano conoscendo la crescita economica più dinamica dell’eurozona. Sia i paesi membri dell’Ue sia quelli oltre i suoi confini sembravano beneficiare della politica economica dell’Unione: creare una regione più unita e meno divisa dal nazionalismo, dalla religione o dalla lingua.

Un simile risultato aveva fatto rinascere l’antico mito di un “mondo mediterraneo” interconnesso, che si fondeva con il progetto dell’Ue di smantellare i confini nazionali.

Oggi quei legami sembrano rappresentare una minaccia per gli europei. I paesi della riva sud del Mediterraneo sono in guerra oppure sono diventati il punto di partenza d’imbarcazioni cariche di profughi. Questi barconi sono diretti nei paesi dell’Europa meridionale i quali, pur facendo parte dell’Ue, sono sopraffatti dai debiti e in una difficile situazione politica.

Ma torniamo con la mente a prima che l’Ue istituisse il suo controllo delle frontiere (Frontex) per impedire l’arrivo dei profughi siriani sulle spiagge greche e spagnole, prima che in Europa si creasse un fossato tra i paesi meridionali indebitati e i loro creditori settentrionali, a quando l’Unione europea finanziava progetti di sviluppo in Nordafrica ed Europa dell’est nel quadro di una “politica di vicinato”. Come già aveva fatto la precedente Comunità economica europea dando miliardi di dollari alla Spagna postfranchista e alla Grecia postdittatoriale, l’Ue ha mostrato una simile inclinazione verso il Nordafrica e la Turchia negli anni duemila, offrendo fondi di sviluppo per le infrastrutture e i corsi di formazione.

Continua

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Foto (Taormina, Teatro Romano)  mariocutroneo cc-by-nc-nd

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