Le incognite di un Califfato indebolito

Lo Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi mostra segnali di indebolimento strategico innescando un domino di conseguenze, militari e politiche, difficili da prevedere in Medio Oriente come in Nordafrica. Di Mario Molinari, direttore de La Stampa.

isis_(quapan-cc-by)

La debolezza del Califfato, proclamato il 29 giugno 2014, ha quattro indicatori. Primo: nelle operazioni di terra ha perso il controllo di Ramadi e Palmira, le uniche città conquistate nel 2015, e si trova obbligato a difendere Raqqa, Mosul e Fallujah ovvero le sue ultime roccaforti. Secondo: sta perdendo ingenti flussi di denaro a seguito dei successi dell’intelligence finanziaria americana, riuscita negli ultimi tempi a identificare singoli conti e percorsi bancari come non era finora avvenuto. Terzo: la decisione degli ex fedelissimi di Saddam Hussein, ora al servizio del Califfo, di aumentare la repressione ai danni dei civili in città come Fallujah nel timore di rivolte interne. Quarto: gli ordini impartiti dal Califfo in persona affinché volontari e «foreign fighters» anziché seguire le precedenti rotte per raggiungere i territori controllati in Siria ed Iraq optino invece per destinazioni «più sicure» in Libia, a cominciare da Sirte.

È la prima volta che il Califfato appare in concreta difficoltà, testimoniando il risultato tattico della convergenza fra le aggressive operazioni aeroterrestri condotte in Siria dalla coalizione guidata dalla Russia – e composta anche da forze del regime di Bashar Assad, miliziani sciiti e contingenti iraniani – e l’offensiva aerea della coalizione occidentale-araba guidata dagli Stati Uniti dimostratasi capace, anche grazie al contributo di Francia e Gran Bretagna, di eliminare un considerevole numero di leader jihadisti e di depositi di carburante. I pianificatori del Pentagono osservano ogni tassello di tale processo, esaminando la mole di informazioni raccolte da droni, truppe speciali ed informatori al fine di comprendere se possa portare all’implosione del Califfato. Ovvero, a rivolte dall’interno di clan o tribù sunnite di dimensioni tali da innescare la dissoluzione di Isis. Finora questi segnali però non si registrano: seppur con il numero di jihadisti ridotto – secondo le stime più prudenti è passato da 30 mila a 25 mila effettivi – e sulla difensiva, il Califfato resta in piedi. E a dimostrarlo vi sono le operazioni iniziate nell’area di Aleppo, all’evidente fine di far sapere agli avversari che la guerra continua ed ai seguaci che non è il momento di smobilitare.

Continua

Foto quapan cc-by-2.0

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

novembre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google