Parlamento: Kotleba e i suoi vogliono commemorare l’esecuzione di Jozef Tiso

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Il Partito Popolare-Nostra Slovacchia (LSNS) aveva chiesto un minuto di silenzio in Parlamento, all’apertura della corrente sessione parlamentare aperta lunedì mattina, per commemorare l’esecuzione a morte del presidente del primo Stato slovacco indipendente, il sacerdote cattolico Jozef Tiso, nel 1947. Marian Kotleba, leader del partito di estrema destra, lo ha chiesto con una lettera alla presidenza del Parlamento, definendo “assassinio” l’impiccagione per tradimento di colui che era stato il capo di Stato negli anni 1939-1945 della cosiddetta prima Repubblica Slovacca, una amministrazione considerata dai più una marionetta in mano alla Germania nazista. Il presidente del Parlamento Andrej Danko ha negato la richiesta.

Lunedì cadevano sessantanove anni da quel momento, quando all’alba del 18 aprile 1947, nel cortile del tribunale di Bratislava Tiso saliva i gradini del patibolo dopo la condanna avvenuta tre giorni prima, in seguito a un processo durato sedici mesi. Il verdetto della Corte Nazionale cecoslovacca (Národný Sud) fu di condanna a morte per “alto tradimento, tradimento della rivolta nazionale slovacca e collaborazione con il nazismo”. Tiso fece appello al presidente della Repubblica Cecoslovacca Edvard Benes, ma questi, pur disponendo del potere di grazia, lasciò la decisione al governo, dove vinsero i ministri socialisti e comunisti, contrari a misure di clemenza. Il suo corpo fu inizialmente seppellito in un luogo segreto per evitare che la tomba divenisse luogo di commemorazione dei suoi seguaci. Tiso è accusato di aver permesso l’emanazione delle leggi razziali in Slovacchia, e la deportazione di decine di migliaia di ebrei slovacchi verso i campi di sterminio nazisti, dai quali gran parte di loro non sono mai tornati.

Nella lettera i deputati di LSNS definiscono il fatto un «abominevole omicidio giudiziario [di qualcuno] che è giustamente visto da ogni patriota come un martire della sovranità della Slovacchia e un difensore della cristianità contro il bolscevismo».

Il partito di Kotleba, che è entrato per la sorpresa di molti con ben quattordici deputati in Parlamento, ottenendo oltre l’8% dei voti il 5 marzo scorso, respinge l’idea di avere legami con l’ideologia nazista. Ma i suoi uomini, a partire dal capo, non dimenticano di celebrare lo Stato del periodo della seconda guerra mondiale, vassallo dei nazisti, e condannano invece la Rivolta nazionale slovacca (SNP), ovvero la resistenza ai tedeschi partita dalla città di Banska Bystrica nell’autunno 1944 e sconfitta per il mancato appoggio dell’Armata Rossa. In passato i membri del precedente partito di Kotleba, la ‘Fratellanza slovacca’ (Slovenska pospolitost), marciavano vestiti in uniformi nere come quelle dell’epoca nazista e della “Guardia di Hlinka”, le milizie di Tiso. Quel partito fu sciolto dalla Corte Suprema nel 2006 per la sua attività di “diffusione dell’ideologia dell’odio”.

Marian Kotleba, tuttavia, è riuscito a coagulare intorno a sé un consenso basato sulla stanchezza della politica della gente, esausta di corruzione, promesse mancate e crisi economica. Kotleba, anche cavalcando la paura dell’immigrazione e il fastidio per i rom, fannulloni e parassiti come canta l’ideologia del partito, ha vinto la gara a governatore della Regione di Banska Bystrica nel 2013, e da allora intorno a lui è aumentata l’attenzione di fasce di popolazione, in particolare giovani e giovanissimi, che chiedono un cambiamento e non trovano una alternativa valida.

(Red)

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Foto: da video Youtube/Infovojna

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