L’eterna follia. Orlando Furioso compie 500 anni

Il 22 aprile 1516 appariva l’“Orlando Furioso”. A distanza di cinque secoli il capolavoro dell’Ariosto si conferma di grande attualità, tra serio e faceto. La follia non è solo del Paladino, il cui cervello è andato a confinarsi sulla Luna, ma è universale ed eterna. Concepito nella Ferrara estense e stampato in città, il poema è uno dei capolavori assoluti della letteratura occidentale che da subito parlò al cuore dei lettori italiani ed europei. Ferrara lo celebrerà con alcune iniziative una mostra importante a Palazzo dei Diamanti dal 24 settembre 2016 al 8 gennaio 2017.

ariosto
Ludovico Ariosto (1474-1533) 

(Lina Bolzoni, Il Sole 24 Ore) – Per Borges, che amava il poema dell’Ariosto come la Divina Commedia e le Mille e una notte, l’Orlando Furioso era fatto di sogni: «Scoria dei sogni, \ indistinto limo che il Nilo dei sogni lascia, \ con essi fu intessuta la matassa \ di questo risplendente labirinto». È una lettura affascinante, e dunque vera. Bisogna dire tuttavia che mentre insegue i suoi sogni Ariosto non dimentica la realtà sporca e sanguinosa del suo tempo, quando le guerre d’Italia, con il potere devastante delle armi da fuoco, laceravano il vecchio mondo e comportavano per le popolazioni distruzioni, stupri, crudeltà di una inedita violenza.

È vero anche che Ariosto, il poeta innamorato perso nei suoi sogni, il cortigiano che contratta con i suoi signori i suoi spazi di libertà, è anche un autore del tutto consapevole di vivere nella galassia Gutenberg, nel mondo nuovo creato dal libro a stampa. È arrivato qui a Mantova, qualche giorno fa, Lodovico Ariosto, scrive il 5 maggio 1516 Ippolito Calandra a Federico Gonzaga e ha portato con sé una cassa di libri, «li quali lui a composto sopra a Orlando»; ha regalato alcune copie ai duchi e al cardinale, «li altri lui li vole fare vendere». Il Furioso mostra, anche sotto questo aspetto, tutta la sua modernità: è il primo grande classico moderno di cui l’autore cura sia la scrittura che la stampa e la diffusione, fino alla edizione ultima, del 1532, che lo vede stanco e insoddisfatto e lo condurrà quasi alla morte.

Divenuto rapidamente un best seller, il poema acquista fama europea: influenza non solo le grandi opere, a cominciare dal Don Chisciotte, ma anche le feste, i rituali delle corti, e nello stesso tempo, pastorelle analfabete lo imparano a memoria, e ne cantano le ottave, come ci testimonia Montaigne. E la regina Elisabetta I d’Inghilterra bandisce per un po’ dalla corte uno dei suoi favoriti, John Harington, perché ci mette troppo tempo a tradurre il poema. Le immagini giocano quasi da subito un ruolo importante in questa vicenda: le edizioni cinquecentesche accompagnano il testo con illustrazioni sempre più raffinate; i suoi personaggi, i suoi luoghi incantati, travalicano la pagina, prendono vita nelle maioliche, nella pittura, nella musica, nel teatro, nei fumetti; attraverso i secoli, fino a oggi, il poema continua a sollecitare gli artisti, a rivivere in mille forme diverse. Possiamo farcene un’idea ripercorrendo i 20 saggi e le 500 illustrazioni di un libro pubblicato lo scorso anno dalla Treccani, L’Orlando Furioso nello specchio delle immagini a cura di chi scrive. A secoli di distanza 1. Julius Veit Hans Schnorr von Carolsfeld, «Matrimonio di Ruggiero e Bradamante alla presenza di Carlomagno», affresco, 1822-1823, Roma, Casino Massimo Lancellotti, Stanza dell’Ariosto. 2. Giambattista Tiepolo, «Ruggiero libera Angelica dall’orca», affresco; 1756-1757 Vicenza, Villa Valmarana ai Nani, Stanza dell’Orlando Furioso 3. Frontespizio dell’Orlando Furioso, xilografia tratta da «Orlando fvrioso di Lvdovico Ariosto Nobile Ferrarese, con somma diligenza tratto dal suo fedelissimo esemplare, historiato, corretto, et nuouamente stampato, In Vinegia», per Nicolo d’Aristotile di Ferrara detto Zoppino, del mese di nouembrio 1530, Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palat. E.6.5.18 Le immagini sono tratte dal volume «L’Orlando Furioso nello specchio delle immagini», curato da Lina Bolzoni (Istituto dell’ Enciclopedia Italiana, Roma, 2014) abbiamo provato a riprendere una bellissima suggestione di Galileo Galilei, che amava il Furioso tanto da saperlo a memoria: «quando entro nel Furioso, veggo aprirsi una guardaroba, una tribuna, una galleria regia, ornata di cento statue antiche de’ più celebri scultori». In un certo senso abbiamo provato a prendere alla lettera Galileo, abbiamo cercato di ricreare quella bellissima galleria, che ormai si è arricchita attraverso i secoli, sperimentando i più diversi mezzi di espressione, fino al Web.

Continua

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Leggi su Il Post:

Storia di come Ariosto lo scrisse, lo promosse, di quante copie stampò e come riuscì a venderle

Illustrazione di Gustave Dorè

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