Miniere, trivelle e deforestazione. Metà dei siti Unesco nel mondo in pericolo, anche in Italia

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Il 6 aprile il Wwf ha reso noto in tutto il mondo un nuovo rapporto, “Tutela delle comunità attraverso la Natura: i Siti Naturali Patrimonio Mondiale come volano per lo Sviluppo Sostenibile”, nel quale denuncia che «Circa la metà dei siti naturali appartenenti al Patrimonio Mondiale (World Heritage) siano minacciati da attività industriali di varia natura tra cui esplorazioni di petrolio e gas, attività minerarie e taglio illegale di legname. Il danno è ancora maggiore se si considera che queste aree forniscono servizi “naturali” e sostentamento a molte popolazioni». Circa il 50% di tutti i siti sono minacciati da attività industriali dannose e 114 dei 229 siti sono interessati da concessioni per l’estrazione di petrolio, gas e attività minerarie o sono a rischio per almeno un’attività pericolosa.

Marco Lambertini, direttore generale del Wwf International, sottolinea che «I siti considerati patrimonio Mondiale dovrebbe essere tutelati dal più alto livello di protezione: purtroppo siamo spesso incapaci di salvaguardare questi importanti tasselli del pianeta. Siamo tutti d’accordo sul fatto che questi sono siti unici e preziosi per l’intera umanità, ma è necessario uno sforzo comune per rendere queste aree capaci ancora di provvedere al benessere delle popolazioni e della natura».

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Tra le aree inserite nella mappa dei siti minacciati. ce ne sono anche tre italiani: Delta del Po e Laguna di Venezia e isole Eolie, che si aggiungono ad altri siti naturali appartenenti al Patrimonio Mondiale come le barriere coralline del Belize alla foresta pluviale di Sumatra, Coto Donana in Spagna o la Riserva di Selous in Tanzania, il Lago Turkana in Kenya o la Foresta Dong Phayayen_Khao Yai in Tailandia.

Il rapporto, stilato per il Wwf da  Dalberg Global Development Advisors, «mostra come l’insieme dei siti inseriti nella lista IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) contribuiscano allo sviluppo economico e sociale grazie alla tutela ambientale e  segnala anche una mancata protezione di queste aree di grande valore al livello mondiale».

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