Panama papers, Commissione UE cerca una svolta per operazione trasparenza

In un articolo per La Stampa, il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il commissario per i Mercati finanziari Jonathan Hill scrivono di una iniziativa per portare trasparenza nella situazione fiscale delle società multi- e sovra- nazionali che operano in Europa. I due funzionari UE agiscono sull’onda dello scandalo dei Panama Papers, che ha fatto tremare il mondo della finanza e alcune cancellerie del mondo, prima fra tutte quella d’Islanda, che in seguito alle proteste popolari ha portato in poche ore alle dimissioni del primo ministro la scorsa settimana.

panamapaper-paesi paradisi fiscali

I Panama Papers hanno portato ai vertici dell’agenda politica la questione della trasparenza fiscale. Oggi la Commissione europea presenta proposte volte a rafforzare la trasparenza fiscale delle multinazionali che operano in Europa, per gettare luce sul mondo complesso e talora oscuro del fisco internazionale.

Le nostre economie e le nostre società dipendono da un sistema fiscale percepito come equo. A generare una sensazione di ingiustizia è il fatto che le grandi imprese, grazie alle risorse e alle strutture su cui possono contare, riescono a trovare il modo di ridurre notevolmente la loro aliquota fiscale effettiva.

Se alcune imprese pagano meno tasse, le altre saranno costrette a pagarne di più. Le piccole che non si possono permettere adeguate consulenze fiscali, che consentano loro di ridurre al minimo le tasse, si ritrovano in sostanza a pagare per le multinazionali. Ciò è inammissibile in termini di equità e di concorrenza leale.

Per questo motivo proponiamo norme che prevedono l’obbligo per tutte le grandi multinazionali che operano in Europa di rendere pubbliche le informazioni sul luogo in cui realizzano gli utili e quello in cui pagano le tasse, fornendo i dati paese per paese. Le norme interesseranno circa 6.500 imprese con un fatturato di oltre 750 milioni di euro. Le imprese sarebbero inoltre tenute a comunicare l’ammontare complessivo delle tasse che pagano fuori dall’Ue, fornendo informazioni specifiche per le imposte versate nelle giurisdizioni fiscali problematiche (i «paradisi fiscali»).

Le informazioni sarebbero rese disponibili, per un periodo di cinque anni, su un sito Internet della società, in modo che chiunque fosse interessato possa sapere dove pagano le tasse le multinazionali. Per far sì che le imprese europee non siano le uniche a dover sottostare a tali obblighi, le stesse norme sarebbero applicate anche alle grandi filiali di imprese non europee che operano in Europa.

Continua

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