La Slovacchia sempre critica sul gasdotto Nord Stream II

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La Slovacchia ha già espresso diverse volte le sue preoccupazioni nei confronti del progetto di gasdotto Nord Stream II, che la Germania vuole portare a termine sul letto del Mar Baltico per raddoppiare la sua capacità di ricevere il gas russo direttamente senza passare da paesi terzi. Una lettera inviata a marzo dai primi ministri di nove paesi europei confermava tali preoccupazioni, che non sono solo della Slovacchia ma dell’intera Europa centro-meridionale. Il completamento del Nord Stream II, infatti, potrebbe definitivamente far tramontare l’attuale rotta di transito del gas, attraverso l’Ucraina, la Slovacchia e l’Austria, per rifornire centro e sud Europa. Aggirare l’Ucraina, che è l’obiettivo dei russi, metterebbe in pericolo le priorità della Slovacchia in termini di garanzie nella sicurezza energetica dell’Europa (oltre che togliere alla Slovacchia entrate per circa 700 milioni di euro all’anno dovute al passaggio del gas sul suo territorio).

Il Segretario di Stato Vojtech Ferencz del Ministero dell’Economia slovacco, incontrando la scorsa settimana Peter Fischer, resposabile per la globalizzazione e la politica energetica e climatica del Ministero degli Esteri tedesco, ha sottolineato che la posizione negativa della Slovacchia non è cambiata, e non cambierà. La Germania, che sta cercando di convincere l’Europa centrale ad accettare il progetto,  vede l’estensione del Nord Stream (un gasdotto che già esiste e verrebbe raddoppiato) come un progetto commerciale, e non del governo, e dice di essere neutrale sulla questione. Fischer ha detto che la parte tedesca «di certo non vuole minare gli interessi dei paesi dell’Europa centrale e orientale».

L’accordo preliminare tra Gazprom e alcune imprese energetiche dell’Europa occidentale porterebbe al raddoppio della capacità di trasporto di Nord Stream, e alla conseguente chiusura della rotta ucraina entro il 2019. I russi, sottolinea il quotidiano Pravda, hanno con gli slovacchi di Eustream, il gestore statale del gasdotto in Slovacchia, un contratto di lungo termine per il trasporto del gas che va ben oltre il 2019. Pravda ricorda tuttavia che questo accordo non dovrebbe essere valido nel caso di eventi straordinari come l’attuale guerra in Ucraina.

Bypassare l’Ucraina significa, secondo Eustream, che che quasi il gas russo arriverebbe in Europa attraverso un unico punto in Germania, insieme con il gasdotto Yamal, un passo per il quale l’Europa non è pronta, e che comporta un rischio per alcuni paesi che non riceverebbero gas sufficiente. Alcuni paesi dell’Europa sud-orientale, come la Romania, la Bulgaria e la Grecia, non sono nemmeno collegati alle reti occidentali del gas e rimarrebbero taglieti fuori, dice Eustream.

Il primo ramo del Nord Stream è stato introdotto nel novembre 2011, e il secondo nel 2012. Gazprom e i suoi partner occidentali vogliono estendere la linea di altre due condutture, la numero 3 e 4, che porterebbero altri 55 miliardi di metri cubi all’anno in Germania.

La Commissione europea è ancora alla ricerca di una soluzione che soddisfi i paesi UE che si ritengono danneggiati dal progetto Nord Stream 2. Il vicepresidente della Commissione europea per l’Unione Energetica, lo slovacco Maros Sefcovic, ha detto secondo l’agenzia Sita che la discussione è ancora in corso all’interno della Commissione, e nei colloqui con i rappresentanti dell’autorità di regolamentazione tedesca. Obiettivo dell’Unione energetica, ha ricordato Sefcovic, è garantire una migliore sicurezza energetica per tutti gli stati membri, e non indebolirne alcuni.

(Red)

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Foto wikicommons

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