Dopo il voto in Olanda, l’Unione è un po’ più fragile

Gli olandesi hanno respinto l’accordo di associazione tra Unione europea e Ucraina. Secondo le proiezioni riportate dall’agenzia di stampa Anp, nel referendum consultivo del 6 aprile il 61,1 per cento degli elettori ha votato no e l’affluenza alle urne è stata del 32,2 per cento (è stato quindi raggiunto il quorum del 30 per cento). Il risultato è considerato una vittoria dei movimenti euroscettici. È un nuovo duro colpo per l’Unione, appena compensato dalla modesta affluenza alle urne, osserva Bernard Guetta.

olanda_(PDP_pixabay-CC0)

Poteva andare peggio. Ma in fondo è una notizia rassicurante per la sopravvivenza dell’Unione europea, poiché il referendum d’iniziativa popolare sulla ratifica di un trattato di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea è stato decisamente disertato dagli olandesi.

Il 6 aprile l’affluenza alle urne è stata inferiore al 33 per cento, corrispondente a meno di un terzo degli aventi diritto: una percentuale particolarmente bassa in un paese che aveva respinto tramite referendum il trattato costituzionale del 2005. Tutto lascia pensare che gli olandesi non si siano fidati di una consultazione i cui promotori avevano cercato di mescolare le carte, affiancando il puro e semplice rifiuto dell’Unione alla paura di un arrivo di immigrati ucraini, passando per la critica delle attuali politiche economiche europee, il rifiuto di un nuovo allargamento (che non è in discussione), il desiderio di infliggere una batosta al governo in carica e la paura di vedere i Paesi Bassi trascinati in un conflitto militare tra i 28 e la Russia.

L’ascesa del partito della paura

Tanto era chiaro il significato del sì – sì all’accordo economico con l’Ucraina – tanto era confuso quello del no, perché non si capiva a cosa ci si volesse davvero opporre. L’astensione ha punito la demagogia di questa confusione intenzionale, ma non dobbiamo dimenticare che il 61 per cento dei (pochi) elettori ha votato no. Una scelta che spingerà i Paesi Bassi a chiedere delle modifiche all’accordo di associazione e che si presta a diverse riflessioni.

La prima ci dice che nei Paesi Bassi come ovunque in Europa è in ascesa il partito della paura. Paura di una nuova epoca, dell’immigrazione, dell’indebolimento dei quadri politici nazionali e dell’ascesa economica e politica di nuove potenze che conquistano i posti di lavoro europei e relativizzano il peso dell’occidente.

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