Nucleare in Europa, la strada verso il 2050

Allungare la vita degli impianti non è l’unica sfida per il parco nucleare degli Stati: conta anche la cooperazione e nuove prassi per lo smantellamento

nucleare_(iaea_imagebank_8567098379@flickr_CC)

Mentre in Italia, causa referendum, si parla di energia e trivellazioni, a livello Ue si torna concentrare l’attenzione sul nucleare, a seguito della pubblicazione, da parte della Commissione Europea, del Nuclear Illustrative Programme, un documento importante, il primo dopo Fukushima, che delinea gli investimenti per aggiornare e mettere in sicurezza le strutture esistenti. Ma che stima anche il fabbisogno per la disattivazione di alcuni siti, con relativa gestione di scorie e rifiuti radioattivi.

L’arco di tempo a cui si guarda è il 2050. Il report è un’occasione per un disegnare un quadro di insieme, che vede 129 reattori all’opera in 14 stati membri, con un’età media vicina ai 30 anni. All’orizzonte si stagliano anche nuovi progetti, con quattro reattori già in costruzione in Filandia, Francia, Slovacchia e altri progetti in fase di autorizzazione o allo stadio preparatorio.

Per quanto gli Stati membri stiano investendo in miglioramenti sul versante sicurezza delle centrali, l’età media pesa e presto molti Stati dovranno confrontarsi con decisioni volte a rimpiazzare o ad allungare la vita media degli impianti.

Tuttavia, non si sfugge dalla certezza, secondo il report, che senza progetti sul lungo termine la quasi totalità degli impianti chiuderebbe entro il 2030. Pur allungando la vita degli impianti, nel 2050 il 90% andrà comunque rimpiazzato. I prossimi 35 anni saranno quindi anni di investimento, al fine di mantenere una capacità di generazione nucleare compresa tra 95 e 105 GWe: si stimano quindi costi tra 350 e 450 miliardi, e posto che i nuovi impianti sarebbero concepiti per arrivare almeno a 60 anni, ecco che la fine del secolo si avvicina. Serviranno quindi anche politiche adeguate dal punto di vista dei finanziamenti, per evitare sprechi e ridurre i costi, anche grazie alla cooperazione tra i regolatori e qualche ragionamento in ottica di standardizzazione del design degli impianti.

Tornando a una prospettiva più attuale, si deve operare per allungare la vita degli impianti: servirebbero quindi altri 40-50 miliardi di euro, ma anche l’intervento degli organismi regolatori, per i piani sulla sicurezza, in accordo con le direttive in materia. Sul fronte invece dello smantellamento, per quanto esistano 89 reattori spenti in Europa, solo 3 sono del tutto smantellati e sono in Germania. L’esperienza di smantellamento è quindi poca, ma anche la ricerca delle migliori prassi in materia, magari attraverso la creazione di un centro europeo di eccellenza, potrebbe tornare utile sul lungo tempo, anche per le imprese europee che potrebbero esercitarsi nel mercato domestico e poi lanciarsi in quello globale.

(Da Wired.it)

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Foto IAEA cc-by-nc-nd 

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