Tributo a De André a Bratislava il 20 aprile. Intervista a Pierluigi Michelatti

deandre_(wikicommons)

Fabrizio De André, nonostante la sua scomparsa diciassette anni fa, è ancora molto presente nella memoria collettiva, grazie al suo ruolo di cantastorie popolare fuori dagli schemi e alla fama di “cantautore degli emarginati” e “poeta degli sconfitti“, dovuto alle sue storie di prostitute, drogati, criminali, soldati o suicidi. Di De André ancora si ammirano il coraggio morale e la coerenza artistica con cui egli portò avanti negli anni la sua difesa degli ultimi, grazie a una vena poetica unica che oggi è testimoniata dall’inserimento di diversi suoi testi nelle maggiori antologie, anche scolastiche.

Pier Michelatti

In attesa del concerto “Pocta Fabriziovi De André” che si terrà a Bratislava il 20 aprile, presso l’Auditorium della Radio Nazionale Slovacca, l’Istituto di Cultura di Bratislava ne intervista il suo bassista storico Pier Michelatti, fondatore del gruppo-tributo “Faber per sempre”, che interpreta i maggiori successi di trentotto anni di carriera di “Faber” De André, appellativo datogli dall’amico Paolo Villaggio e poi rimasto suo.

1) Cosa può dire al pubblico slovacco su De Andrè?

Al pubblico slovacco posso dire che Fabrizio De André è un’icona della Cultura Italiana. Abbiamo suonato parecchie volte in paesi dove la lingua italiana non è compresa e nonostante ciò, ho potuto constatare che la musica di Fabrizio ha un incredibile potere di penetrazione nei cuori del pubblico italiano ma anche di quello straniero. Certo comprendere i suoi testi, oltre a gioire della sua musica, sarebbe perfetto. Chi lo desidera può andare sul web a reperire le traduzioni dei suoi brani. Come dice il buon Wim Wenders in un‘intervista riguardante Fabrizio, ha cantato con dolce poesia i reietti, i disperati, i diversi, le minoranze, la non violenza come solamente 4 o 5 poeti cantautori del secolo scorso sono riusciti a cantare.

2) Cosa è significato per Lei suonare 18 anni con Fabrizio De Andrè?

Collaborare con Fabrizio per me artisticamente ha significato molto, forse tutto. Probabilmente se non fosse stato per lui, ora sarei un geometra fallito. Da lui ho imparato a guardare le cose e la vita in genere non da un‘unica prospettiva, ma da diverse angolazioni. Fabrizio era un uomo che quando parlava faceva riflettere, aveva una capacità di analisi e soprattutto di sintesi che a volte lasciavano senza parole. Per me è stato un maestro di vita. Artisticamente la cosa più importante che ho imparato collaborando con lui, è che una parola deve sempre essere in armonia con un suono.

3) Oltre a De Andrè quali altri musicisti l’hanno influenzata?

Ce ne sono molti. Non basterebbero 2 ore per citarli tutti. Diciamo che Fabrizio mi ha indicato la strada musicale dei cantautori, tra questi metto : Dylan, Brassens, Cohen, Van Morrison, Jacques Brel. Ovviamente ho seguito anche dei musicisti „classici“, tra questi Mozart, Hendrix, Jeff Beck, Beatles, Adrian Belew, e suonando io il basso, ovviamente Jaco Pastorius.

4) A parte il rapporto professionale, qual’era il suo rapporto personale con De Andrè?

Conobbi Fabrizio quando avevo poco più di 20 anni. Stavo registrando un album di un giovane cantautore italiano prodotto da Fabrizio stesso. Egli arrivò in studio e se ne stette zitto per un paio d’ore. Credetemi, anche se non parlava si sentiva la sua presenza, aveva un carisma fortissimo. Dopo un po‘ mi si avvicinò e mi disse che gli piaceva molto il mio suono di basso che definì „grasso“.

Di lì a poco sarebbe entrato in studio a registrare un disco senza titolo che poi tutti quanti chiamammo il disco dell’”Indiano” in quanto in copertina è raffigurato un fiero sioux a cavallo, e mi offrì di collaborare alla registrazione di quell’album. Ovviamente accettai e da quel momento cominciò la mia collaborazione artistica con quello che viene definito uno dei più grandi poeti italiani del ‘900. Grazie a questo suo invito venni poi ingaggiato dai più grandi artisti italiani e forse se non fosse stato per Fabrizio, oggi sarei un geometra fallito, come ho già avuto modo di dire. Chiedo scusa a tutti gli altri artisti coi quali ho collaborato, ma lavorare con Fabrizio è stata un’esperienza unica. Si, perché Fabrizio a differenza degli altri artisti desiderava conoscere appieno i suoi collaboratori, sino a diventarne vero amico. Ci si sentiva e ci si vedeva anche al di fuori dei tempi di lavoro di un album o un tour… Insomma per me era come un fratello maggiore.

5) Cosa l’ha spinta a creare una band in omaggio a Fabrizio?

Mi sono reso conto che Fabrizio non c’era più, la sera 12 Marzo 2000, quando Dori Ghezzi (la vedova) organizzò un tributo ad un anno della sua dipartita al teatro Carlo Felice di Genova invitando quasi tutti i cantanti italiani a cantare i brani di De André accompagnati da noi, il suo gruppo storico. Non so se vi è mai capitato quando viene a mancare un parente o un amico caro, di avere la sensazione che non sia vero, salvo poi realizzare dopo un po‘ di tempo che la persona cara non c’è più veramente. Quando Fabrizio ci lasciò, non mi son reso pienamente conto della sua scomparsa. Ecco, la sera del 12 marzo 2000, mentre suonavo „CREUZA De MÄ” mi resi veramente conto che Fabrizio non c’era più. La sensazione mentre suonavo quel brano era di malinconia mista ad un filo di angoscia, al punto che non seppi trattenere una lacrima. Pensai che non sarebbe stato possibile che non potessi più suonare quei meravigliosi brani che ci ha lasciato, così parlai a Dori dell’idea che mi frullava in mente. Dori  mi incoraggiò a realizzarla e mi concesse il patrocinio della “Fondazione De André”, chiamai un po’ di amici musicisti, ed eccoci qui, ci chiamiamo “Faber per Sempre” e nel nostro piccolo vogliamo contribuire affinché l’opera musicale di De André non vada persa nell’oblio profondo : sarebbe un delitto imperdonabile.

6) Nella sua opinione quanto sono attuali la poetica e i testi di De Andrè?

Come tutti i grandi artisti, Fabrizio sarà sempre attuale. Come ho detto prima, da buon anarchico cantando i rejetti della Società e del Sistema i suoi testi saranno sempre attuali, in quanto questo mondo non credo sia in grado di soddisfare i bisogni di tutti. Pensate che ogni giorno muoiono 24.000 bambini di fame, quindi De André sarà sempre attuale, e se come mi auguro, un giorno questo mondo sarà perfetto, Fabrizio sarà ugualmente attuale perché canta l’Amore… L’Amore per l’intera Umanità.

7) Qual’è il suo ricordo che le è più caro degli anni passati a suonare con Fabrizio?

Fabrizio ogni volta che ci si vedeva era uso donare un abbraccio. Quindi il ricordo più caro che mi  porto di lui è  uno solo : il suo abbraccio.

8) Cosa si aspetta dal concerto del 20 aprile all’Auditorium della Radio Nazionale Slovacca?

Dal concerto del 20 Aprile che terrò col mio gruppo a Bratislava, prima di tutto mi aspetto che il pubblico accorra numeroso, Fabrizio è tutto da scoprire, anche se non tutti sanno che in California presso la comunità artistica di Los Angeles e San Francisco Fabrizo è un cult. Sono sicuro che il pubblico presente apprezzerà l’opera musicale di De André. Poi, da buon missionario di Fabrizio spero di piantare un bel papavero rosso che una bocca di rosa slovacca sia disposta a cogliere… Tanto per citare qualche suo testo.

(IIC Bratislava)

__
Foto wikicommons

Rispondi

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

news giorno x giorno

ottobre: 2017
L M M G V S D
« Set    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

ARCHIVIO

pubblicità google