Ventimila nuovi posti di lavoro nei prossimi anni nei centri servizi condivisi

uffici-immob-lavoro (foto_stock-xchng)

Lo Stato si propone di creare fino a un quinti dei promessi 100.000 nuovi posti di lavoro presso le filiali slovacche di società estere. Tra queste, l’interesse del governo sembra essere puntato in particolare sui centri servizi condivisi, che gesticono processi per le loro società controllanti, trattano i reclami e il rapporto con la clientela, la contabilità e altre questioni interne. Sono circa 40 le controllate estere di questo tipo in Slovacchia, tra le quali le più rilevanti sono quelle che fanno capo a IBM, T-Systems, AT&T, Hewlett-Packard, Dell, Henkel. Hanno per lo più sede a Bratislava e Kosice, e oggi impiegano oltre 30.000 persone.

Questo numero è previsto aumentare di altri 20.000 dipendenti nel prossimo futuro, anche grazie a incentivi finanziari o fiscali alle multinazionali estere per aprire il maggior numero di nuovi posti di lavoro.

Un documento del ministero dell’Economia prevede per i cosiddetti centri servizi condivisi la possibilità di una modifica alla legge sugli aiuti agli investimenti, abbassando dagli attuali 400 mila euro la soglia degli investimenti in beni mobili ed immobili necessari per l’accesso ai fondi. Una modifica che darebbe alla Slovacchia un vantaggio competitivo nei confronti dei paesi vicini (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, e di recente sempre più spesso con Romania e Bulgaria), con si deve continuamente lottare per portare a casa ogni investimento importante di grandi gruppi stranieri. Inoltre, questo tipo di investimenti porta nuova credibilità alla Slovacchia nel settore dei servizi, dopo quella raggiunta nel tradizionale settore dell’industria.

Un articolo di Sme pubblicato oggi indica che tuttavia il piano governativo per creare questi 20.000 nuovi posti di lavoro non toccherà i lavoratori che hanno educazione elementare o secondaria, che sono le categorie più affette dalla disoccupazione. Le posizioni che saranno disponibili presso i centri servizi, infatti, potranno essere occupate in genere solo da persone con istruzione universitaria, e almeno una lingua straniera tra quelle principali. Una classe di candidati che probabilmente non avrebbero difficoltà a trovare lavoro comunque, scrive Sme. Il problema è invece che la maggior parte dei 320.000 disoccupati registrati presso gli uffici di collocamento in Slovacchia hanno solo un diploma di scuola superiore, e altri 80.000 possono contare sulla semplice licenza di scuola primaria.

(La Redazione)

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