Cinque domande che dovremmo farci sui robot

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Di Annamaria Testa, Internazionale.it – C’è un robot giapponese che scrive romanzi. O meglio: un robot coautore, insieme a un essere umano, di un romanzo che riesce a entrare nella selezione di un concorso letterario, anche se non ce la fa a vincere perché “la storia è ben strutturata ma la descrizione dei caratteri dei personaggi è migliorabile”.

A raccontare la storia è il Los Angeles Times. Si tratta della medesima testata che ha pubblicato per prima, il 24 marzo 2014, un pezzo interamente scritto da un robot: la cronaca di un terremoto. Il robot non solo ha recuperato tutti i dati e li ha messi assieme in un testo plausibile, ma è riuscito a pubblicare la notizia sul sito del quotidiano appena tre minuti dopo la scossa.

“In futuro, l’intelligenza artificiale potrebbe non essere relegata solo a ruoli di assistenza personale o elaborazione dati: potrebbe anche produrre arte”, commenta lo Smithsonian, sottolineando il fatto che scrivere un romanzo è qualcosa di diverso dal risolvere quesiti che hanno risposte (o problemi che hanno soluzioni). Anche se si tratta di problemi intricatissimi, come quelli di recente affrontati da AlphaGo per sconfiggere Lee Se-dol, il campione mondiale del gioco del go.

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Foto: l’umanoide Sofia, hansonrobotics.com

Alla rapida e stupefacente umanizzazione delle prestazioni dei robot in termini di versatilità e complessità si affianca un’altrettanto stupefacente umanizzazione in termini di aspetto. Guardate, per esempio, le espressioni di un androide della Hanson Robotics, Sofia, in questo video. E fatelo senza dimenticare che, poiché nella nostra percezione di interlocutori un’espressione facciale altrui esprime uno stato d’animo, per scegliere le espressioni “giuste” Sofia deve essere in grado, se non di provare l’emozione, almeno di scegliere di volta in volta le espressioni più appropriate. Cioè quelle che produrrebbe se provasse emozioni.

“Il mercato della robotica conoscerà a breve un boom senza precedenti. La data prevista è il 2020”, scrive la Repubblica. E i robot non saranno solo nelle fabbriche, ma entreranno nelle case.

La prospettiva di vivere con i robot in un futuro prossimo potrebbe esaltarci. O terrorizzarci. Dovrebbe, in ogni caso, scatenare un acceso dibattito al livello globale. Invece le notizie riguardanti i robot continuano a restare, mi sembra, confinate alle pagine e ai canali di tecnologia.

Ogni tanto, l’interesse collettivo si accende attorno a un fatto suggestivo, e poi torna a spegnersi. Francamente, non so se questo succede perché non riusciamo a renderci conto dell’enormità del cambiamento. O perché stiamo rimuovendo il problema.

Tra i tecnoentusiasti c’è Paul Mason, l’autore di Postcapitalismo. Una guida al nostro futuro. Mason sostiene che l’intelligenza artificiale farà saltare l’intero sistema economico oggi basato su capitale e lavoro. Che la rivoluzione dell’informazione produrrà abbondanza e prodotti gratis. Che, poiché l’avvento dei robot cancellerà il 47 per cento dei posti di lavoro nel giro di vent’anni, nel lungo termine i salari spariranno e saremo pagati in servizi. Ma sarà necessario prevedere un periodo di transizione, con un reddito di cittadinanza universale garantito dallo stato.

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Foto Robin Zebrowski cc-by-2.0

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