Paradisi fiscali: in dieci anni 4.700 aziende hanno trasferito la loro sede dalla Slovacchia

cipro-parad_(Jens Cramer-cc)

Secondo una indagine compiuta dalla società consulenza Bisnode, nel 2015 il numero di aziende slovacche che hanno trasferito il domicilio in paradisi fiscali è cresciuto del 211% rispetto a dieci anni prima, portando complessivamente a 4.701 le imprese che hanno lasciato la Slovacchia negli ultimi dieci anni per andare ad aprire una sede, spesso solo una targhetta su una cassetta postale, in un paese con un fisco amichevole.

I dati di Bisnode indicano, riporta l’agenzia Tasr, che l’incremento maggiore di “fughe” dal paese (+19%) si registrò nel 2006 e 2007, all’inizio del primo governo di Robert Fico, che allora annunciava cambiamenti nella legislazione attinente alle imprese, e non faceva mistero di voler rafforzare significativamente il controllo delle società e aumentare il gettito fiscale.

Ma anche l’anno 2012, quando cadde il governo Radicova e tornò Robert Fico con il suo secondo mandato, questa volta con un esecutivo monocolore, ci fu un grandissmo deflusso di aziende.

Tra i paesi preferiti dagli slovacchi per locare l’azienda vi sono i Paesi Bassi, gli Stati Uniti e Cipro, che complessivamente hanno accolto ben 3.121 aziende slovacche tra il 2005 e il 2015, due terzi del totale. Se l’Olanda è utilizzata principalmente dalle holding, che evitano di pagare l’imposta sui dividendi, gli USA sono scelti per la possibilità di aprire una società sotto anonimato, per le tasse più basse e per la credibilità che consente verso i partner un indirizzo statunitense. Infine Cipro, che nel 2015 è stata la destinazione preferita dagli slovacchi e vanta 917 aziende riconducibili a radici in Slovacchia, che malgrado l’instabilità economica offre i vantaggi di uno Stato membro dell’UE e non è soggetto alla doppia tassazione.

Una destinazione oggi in trend di crescita sono le Marshall Islands: se nel 2014 solo due aziende slovacche vi hanno aperto il loro domicilio, un anno dopo sono state 46. I vantaggi sono diversi, dice Bisnode, dalla facilità di aprire una impresa alle tasse quasi inesistenti (l’1% all’anno per una società con capitale fino a 50.000 dollari).

L’aumento delle imposte, e i frequenti cambiamenti legislativi, sono alla base della decisione di trasferire l’attività in un paradiso fiscali, conclude Bisnode.

(Red)

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Foto Jens Cramer cc-by-nc-nd

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