Migrazioni: l’accordo Ue-Turchia entra nel vivo, funzionerà?

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Oggi è diventato operativo il piano per limitare gli arrivi dei migranti in Europa siglato tra Bruxelles e Ankara il 18 marzo scorso. Da questa mattina le autorità elleniche hanno avviato le operazioni di trasferimento in Turchia dei migranti giunti illegalmente sulle coste greche. Il ministro dell’Interno turco aveva fatto sapere che la Turchia sarebbe stata pronta ad accogliere 500 persone già dal primo giorno ma pare che oggi la Grecia ne invierà tra 200 e 400, in prevalenza cittadini pakistani, del Bangladesh e dello Sri Lanka. Nel frattempo, il primo piccolo gruppo di siriani è stato reinsediato dalla Turchia in Germania.

L’accordo prevede, infatti, che l’Ue rimpatri tutti i migranti illegali giunti dopo il 20 marzo in Turchia e in cambio si impegni a reinsediare negli stati membri un numero di siriani equivalente al numero di siriani giunti illegalmente sulle coste europee.

Il primo mito da sfatare è che si tratti davvero di un accordo 1 a 1, come viene normalmente definito. Negli ultimi 14 mesi, infatti, nel flusso di persone che ha raggiunto la Grecia i siriani costituiscono il 54% del totale. Se questa proporzione restasse costante nei prossimi mesi, i paesi Ue si starebbero impegnando ad accogliere un numero di richiedenti asilo che sarebbe circa metà rispetto al numero di persone rimpatriate in Turchia.

Inoltre, i posti messi a disposizione per i reinsediamenti di siriani in Europa non sarebbero illimitati. Per non dover richiedere ulteriori impegni ai già riluttanti governi di molti Stati membri, la Commissione europea ha bisogno di basarsi su numeri già concordati tra i paesi l’anno scorso per gestire l’emergenza per un totale di 72.000 posti.  Questa cifra si ottiene sommando i 18.000 posti ancora da assegnare (dei 22.000 concordati a luglio) per reinsediare in Europa profughi siriani attualmente in paesi confinanti con la Siria e i 54.000 inizialmente previsti per ricollocare i migranti giunti in Ungheria da metà 2015 verso gli altri paesi europei – posti rimasti disponibili dopo che nel settembre scorso Budapest ha rifiutato l’accordo.

Considerando il numero di arrivi giornaliero in Grecia prima tra gennaio e metà marzo 2016 (circa 1.500) e ipotizzando che il 55% dei migranti in arrivo sia siriano, significherebbe che i posti disponibili per i reinsediamenti si esaurirebbero in due mesi e mezzo. Chiaramente, in caso l’accordo con la Turchia provocasse una drastica diminuzione degli arrivi, il numero di persone da reinsediare sarebbe da spalmare lungo un periodo più lungo.

A due settimane dall’accordo, è ancora troppo presto per giudicare il suo effetto sul numero degli arrivi. Sebbene nei giorni successivi al raggiungimento dell’accordo il flusso di migranti verso la Grecia si fosse notevolmente ridotto, scendendo da oltre 1.000 arrivi al giorno a soli 70, tra il 29 e il 31 marzo scorsi sulle isole greche sono giunti più di 1.200 migranti al giorno.

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Foto Bru Aguiló/Fotomovimiento cc-by-nc-nd

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