Trump e il “trumpismo” alla conquista dell’Occidente

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Donald Trump è da settimane l’argomento più discusso delle cronache internazionali: la sua chioma color arancio, a prescindere dalle sue possibilità di diventare davvero il candidato repubblicano alla Presidenza statunitense, è entrata nell’immaginario comune. Giustamente, le analisi si soffermano sugli aspetti di natura mediatica e politica che lo rendono così popolare. Tra queste il suo fare istrionico, la sua visione dell’uomo bianco americano vessato dalle minoranze etniche, la sua strenua difesa del diritto dei cittadini ad acquistare fucili e pistole, la sua opposizione ai lobbisti di Washington che hanno sequestrato la democrazia americana.

Il declinismo

Il milionario di New York, in verità, è un fenomeno americano ma globale allo stesso tempo. Cosa che non dovrebbe stupire, in quanto gli Stati Uniti detengono un potere d’influenza ancora senza rivali. Il mondo, salvo alcune eccezioni, è modellato da stilemi culturali elaborati negli States. Quando si osserva Trump in televisione, si vede la proiezione delle paure e delle più recondite pulsioni occidentali. Egli è, all’ennesima potenza, l’uomo di punta di una nuova tendenza globale, definibile come una forma di “reazione al declinismo” occidentale.

L’Europa di oggi è un tipico esempio di declinismo. Le istituzioni politiche sono screditate e facilmente screditabili, il futuro equivale a paura, non esiste una progettualità condivisa sul domani e ogni ostacolo appare insormontabile. L’economia, che diventa tanto più onnipresente nei media quanto più debole nella sua capacità di creare posti di lavoro, non riesce più a colmare quel vuoto di valori frutto di decenni di culto del denaro e del godimento.

La figura dell’”uomo”

Tale quadro, ovviamente, non è esaustivo e include alcune eccezioni: gli immigrati ad esempio, stanno relativamente avanzando nella scala sociale e sono il gruppo con la fecondità più alta. Le donne acquisiscono maggiori diritti e possono giustamente aspirare a posizioni lavorative sempre più appetibili. Gli omosessuali, dal canto loro, ottengono un crescente appoggio dell’opinione pubblica e ciò permette loro di ottenere nuovi diritti anche in Paesi cattolici come Spagna o Italia.

La conseguenza di questi fenomeni è evidente: l’uomo autoctono – bianco, eterosessuale, che coltiva il mito della forza – si sente isolato e circondato dal declino. Le società avanzate lo hanno reso in un certo senso superfluo. Nei secoli scorsi l’uomo medio traeva la sua forza anche dalla debolezza altrui (donne, omosessuali, migranti) e basti pensare a fenomeni perniciosi come la schiavitù – che oggigiorno appare lontanissima, mentre in realtà è un fenomeno storicamente recente – per farsi un’idea di quanto la mentalità “maschile” possa essere stata costretta al cambiamento dall’evoluzione culturale.

Il trumpismo come reazione

Il trumpismo è quindi un ritorno prepotente alla virilità esibita, a un linguaggio non “sporcato” dalle circonlocuzioni moderne, ai muscoli esibiti verso nemici interni ed esterni. Una politica testosteronica, insomma, che possa far fronte agli uomini “duri” che regnano a Pechino, a Istanbul o a Mosca. Le radici psicologiche del fenomeno affondano nella necessità di una figura demiurgica che possa metter mano ai disastri e alle “perversioni” della modernità. Ovviamente, Trump non si rivolge solamente ai maschi: il suo successo nell’elettorato rosa non è affatto da sottovalutare e dice molto sulla difficoltà del movimento femminista a rappresentare davvero l’elemento femminile.

In quel grandissimo show di luci colorate che è diventata la politica occidentale odierna, i politici di professione sono noiosi e parlano un linguaggio troppo morbido rispetto alla magnitudine dei problemi in gioco. I Trump del mondo sono pronti a irrompere in scena con linguaggi nuovi che pescano da idee “vecchie” e con una retorica tutta basata sulla necessità di un riscatto morale e sociale. Il trumpismo è certo un fenomeno che può presentare dei tratti critici ma, con un pubblico stufo della solita tragedia, anche il primo commediante che dia l’impressione di poter cambiare genere e spartito può guadagnarsi applausi e consensi.

(Giacomo Giglio, via rivistaeuropae.eu)

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Foto: Donald e Melania Trump – Marc Nozell cc-by

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