Sulmona, un seminario storico riporta alla luce la prigionia dei legionari cecoslovacchi

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A Sulmona, in Abruzzo, durante la prima guerra mondiale furono imprigionati nel campo di concentramento Fonte d’Amore, a partire dal 1916, circa 5.600 soldati di origine ceca e slovacca. Molti di essi furono accolti successivamente nella Legione cecoslovacca in Italia. Per ricordarli è stato organizzato ieri 10 marzo un seminario di studi dal titolo “La prigionia di guerra in Italia. Il campo di concentramento di Fonte d’Amore a Sulmona e la formazione della legione cecoslovacca. 1915-1919”.

L’appuntamento è stato organizzato dall’Archivio di Stato della città di L’Aquila, dal Comune di Sulmona in collaborazione con l’Ambasciata Slovacca e l’Ambasciata Ceca in Italia. L’Ambasciatore slovacco Jan Soth ha aperto l’incontro con un suo messaggio di benvenuto. Tra gli esperti intervenuti al seminario, tra i quali professori di università locali, storici degli archivi di Stato e delle biblioteche, vi era anche lo storico slovacco Ferdinad Vrábel dell‘Istituto di Scienze Politiche dell’Accademie Slovacca delle Scienze SAV.

Alla chiusura del seminario i rappresentanti delle ambasciate hanno deposto corone di fiori presso l’ossario comune dei soldati austro-ungarici deceduti (su un totale di 387 soldati morti si tratta molto probabilmente di circa 120 persone di origine slovacca e ceca) e visitato i luoghi storici del campo Fonte d’Amore. La città di Sulmona è inclusa nella lista dei luoghi importanti del territorio italiano che uniscono la storia comune dei due paesi.

Una mostra fotografica e documentale inaugurata contestualmente al seminario resterà visitabile fino al 31 agosto 2016 con materiali comprendenti documenti del locale Archivio di Stato e riproduzioni di documenti conservati presso altri archivi civili e militari. Sono esposte anche riproduzioni fotografiche relative alla presenza dei Legionari nel Campo di Fonte d’Amore per gentile concessione dell’Ateneo delle Scienze e delle Arti di Bergamo.

L’Ambasciatore Jan Soth all’Archivio di Stato di Sulmona (foto Ambasciata Slovacca)

Il contesto storico di riferimento: Sulmona e i prigionieri di guerra austro-ungarici tra il 1916 ed il 1920

Il 20 gennaio del 1916, a Sulmona, in località Fonte d’Amore, iniziò la costruzione di un campo per il concentramento dei prigionieri di guerra; uno dei 108 luoghi di internamento sparsi sul suolo nazionale che, come quello della vicina città di Avezzano, risultò essere, per estensione, capienza e funzioni, tra i più importanti d’Italia. Secondo il progetto degli addetti del Genio militare, sia il campo di Fonte d’Amore che quello del capoluogo marsicano avrebbero potuto ospitare fino a diecimila prigionieri e oltre un migliaio di soldati italiani addetti ai servizi di guardia. Tra il 1916 ed il 1919 a Sulmona transitarono diverse migliaia di soldati appartenenti ai gruppi nazionali che costituivano l’Impero della Duplice Monarchia. Secondo i dati anagrafici dei 389 prigionieri deceduti a Sulmona, di cui la quasi totalità nell’infermeria del campo di Fonte d’Amore, è stato possibile tracciare un profilo, seppur provvisorio, degli internati che in quegli anni occuparono le baracche ai piedi del Monte Morrone. Oltre alle nazionalità più rappresentate per numero di prigionieri internati, come nel caso dei cechi, degli ungheresi e dei romeni, al campo di Fonte d’Amore furono rinchiusi: slovacchi, bosniaci, sloveni, galiziani dell’Europa orientale, soldati provenienti dalla Bucovina, polacchi, austriaci e tedeschi. I prigionieri di Fonte d’Amore rappresentavano almeno 12 differenti comunità linguistiche e un ricco patrimonio etno-confessionale; oltre alla religione cristiano-cattolica, la più rappresentata per numero di credenti, è stata accertata la presenza di fedeli di rito cristiano-ortodosso, di protestanti, di musulmani, di ebrei, e di alcuni movimenti cristiani particolari come l’Unitarianismo.

I Legionari Cecoslovacchi a Fonte d’Amore

Dall’8 al 10 aprile 1918, a Roma, in una delle sale del Campidoglio, si tenne il Congresso delle nazionalità oppresse dall’Impero Austro-ungarico. Il risultato più importante scaturito dall’incontro romano fu ufficializzato il successivo 21 aprile con la ratifica del Patto di Roma; secondo le clausole degli accordi, il Ministero della Guerra italiano riconosceva ufficialmente alla costituenda Legione Cecoslovacca lo status di esercito co-belligerante nella guerra comune contro l’Impero austro-ungarico. La Legione fu fondata con lo scopo di combattere al fianco dei soldati italiani per l´indipendenza di quei territori che avrebbero costituito la futura Repubblica di Cecoslovacchia, Stato comune dei cechi, degli slovacchi e di altri gruppi nazionali della Regione. Dal mese di febbraio del 1918 fino alla ratifica dei Trattati di Pace, i prigionieri di nazionalità ceca e slovacca furono accolti principalmente nel campo/deposito di Fonte d’Amore a Sulmona. Qualche mese prima, il Campo era stato scelto come “deposito” per il reclutamento, l’addestramento e lo smistamento dei prigionieri cechi e slovacchi che avrebbero dichiarato la propria lealtà alla causa nazionale per l’indipendenza della propria patria, pur conservando alcuni settori per gli altri internati comuni. Durante l’estate del 1918, a Sulmona fu censita la presenza di circa 7700 prigionieri; tra questi, molti furono coloro che decisero di arruolarsi nella Legione Cecoslovacca. La collaborazione tra l’Esercito regio italiano e le due divisioni militari che nacquero dall’esperienza dei Legionari contribuì in maniera decisiva alla nascita della Cecoslovacchia, avvenuta ufficialmente il 28 ottobre del 1918, in seguito alla solenne dichiarazione d’Indipendenza celebrata a Praga.

(Fonte Ambasciata Slovacca, Centenario1914-1918.it)

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