Selfie, un gesto di vanità che cambia l’economia

Come l’autoscatto ha creato un sistema economico. A beneficio delle aziende e, in minima parte, di noi utenti che, proprio come avviene con Facebook, siamo i produttori (non retribuiti) dei contenuti

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Oggi parlerò dell’economia delle selfie. Siete avvertiti, se non volete impelagarvi in un argomento ritenuto futile non andate oltre questo punto. Per i più coraggiosi invece ecco un tentativo di lettura ragionata di un fenomeno globale che ha un suo ecosistema, un suo indotto, e ricadute economiche dirette e indirette. Le domande da cui occorre partire sono queste: è possibile che un’immagine autoprodotta produca ricchezza e crei un sistema economico? A beneficio di chi? Dovremmo occuparci o preoccuparci del fenomeno?

L’espressione economia delle selfie compare per la prima su Bloomberg volta nell’autunno del 2014. In un articolo pubblicato il 14 luglio da Forbes poi  compare l’espressione “selfie economy” per indicare tutti quei servizi e prodotti nati apposta o che ruotano attorno all’autoscatto. E nello stesso articolo viene riportata l’opinione  di James Canton, Ceo del think thank Institute for Global Futures,  che vale poi la pena riprendere per capire quali saranno le implicazioni economiche dell’autoritratto.

Taking a selfie

Voglio provare ad analizzare la questione da una angolazione diversa da quella meramente psicologico-artistica. Vorrei chiedermi quale sia dinamica economica che, facendo leva sul narcisismo, l’egoismo, l’ossessione per la propria immagine (metto insieme un po’ di luoghi comuni sulle selfie) tramuta l’autoscatto in una macchina da soldi. Perché credo che la risposta non sia semplicemente: è il marketing la leva di tutto ciò.

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Foto m01229 cc-by-nc, infomastern cc-by-sa

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