Voto a sorpresa: Smer primo ma nessun vincitore, estremisti in Parlamento, KDH fuori

Un incubo. Questa la notte elettorale dei partiti “classici” che si aspettavano un voto “classico” a formazioni stabili o presunti tali. Un voto che desse la  possibilità di creare una maggioranza e un governo che mettesse velocemente il paese in condizione di organizzarsi degnamente per il semestre europeo che prende il via il primo luglio prossimo.

E invece no. I partiti “classici”, quelli che propongono anziché “essere contro” a priori, non hanno avuto il migliore dei momenti. Una cosa la si sapeva, ed era che i socialisti di Smer-SD avrebbero vinto di nuovo come primo partito del paese. E Smer ha vinto, anche se con una percentuale bassa – appena il 28,3% – che non era pensabile solo pochi giorni fa.

Ma il resto della scena politica nazionale (e anche Smer stesso) ha avuto le convulsioni quando pochi istanti dopo le 22 di sabato, a urne chiuse, la tv Markiza ha pubblicato gli exit poll realizzati in esclusiva per il canale dall’agenzia Focus. Una bomba. Una cosa mai vista, talmente incredibile che sembrava uno scherzo di pessimo gusto.

Gli exit poll, che davano a Smer anche meno, il 27,3%, un vero crollo, mostravano alcune cose che nessuno si sarebbe atteso: sul podio con i socialisti c’erano anche i liberali di SaS (13,3%) e i ribelli di OLaNO-NOVA (11,2%). Il partito Siet  di Rado Prochazka, che negli ultimi sondaggi davano in vantaggio sui colleghi di opposizione, relegato a fondo classifica, insieme ai cristiano democratici di KDH, appesi al filo del 5%, soglia di sbarramento che decide chi entra e chi esce dal Parlamento. E se era atteso un ritorno del Partito Nazionale Slovacco (SNS), dato all’8%, scioccava molti vedere con il 6,8% l’estrema destra di Kotleba (LSNS), da alcuni politici in diretta tv subito ribattezzati “i fascisti”, definizione poi riutilizzata dagli organi di stampa, e con un 5,9% l’anti-politico Sme Rodina di Boris Kollar, più noto alle cronache gossip per la sua bizzarra e numerosa famiglia aperta che non per le sue idee politiche.

Subito gli analisti politici e i sociologi si sono lanciati in ipotesi su come sia possibile, e scongiuri sperando che non fosse vero.

E invece. E invece gli exit poll si sono dimostrati piuttosto verosimili, con margini di errore abbastanza piccoli. La cosa è stata chiara quando alle 2 di notte i dati provvisori pubblicati dall’ufficio di statistica erano arrivati al 20% dei seggi scrutinati (e lo Smer era al 30%).

E così la domenica mattina i dati ufficiali indicavano uno Smer indebolito, e il suo potenziale partner di coalizione (SNS) con seggi non sufficienti a garantire una maggioranza, nemmeno se aggiunti al secondo potenziale alleato. Ma andiamo per ordine.

Qui sotto i risultati finali delle none elezioni parlamentari in Slovacchia dopo la Rivoluzione dell’89.

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Tra le diverse cose che saltano all’occhio ci sono l’ingresso di tre partiti nuovi, LSNS, Sme Rodina e Siet, il ritorno di SNS dopo due mandati di assenza, e l’uscita di due formazioni storiche. Se per SDKU-DS ormai il destino era segnato, dopo che gli ultimi anni li ha passati tra veleni interni e abbandoni di nomi molto noti (ma lo zero virgola è un colpo fuori del previsto), per il Movimento Cristiano-Democratico (KDH) non c’è stata alcuna avvisaglia del disastro in arrivo, dopo 26 anni di politica ad alto livello. Né il partito stesso né gli analisti e politologi avevano messo in conto una tale sciagura. Alla scorsa tornata del 2012, ricordiamo, KDH fu il primo tra i partiti di opposizione, con quasi il 9%. Un’altra cosa che salta all’occhio è l’affollamento di sigle e nomi. Il nuovo parlamento avrà infatti otto partiti, contro i sei di quest’ultimo quadriennio.

Qui sotto invece le differenze – non troppe – rispetto agli exit polls.

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A parte cori di giubilo e feste sfrenate nella notte nelle sedi elettorali di SaS e OLaNO-NOVA, che certo non si attendevano un tale successo, tutti gli altri partiti hanno atteso la mattina, o le prime ore dell’alba come ha fatto Smer, per tirare le somme.

Il premier Robert Fico, che credeva di avere in tasca la riconferma, ha ammesso la delusione. Il 28 e rotti per cento di Smer  è sotto di almeno 4-5 punti a quanto il partito si attendeva, ha detto. Tutta un’altra musica del 2012, quando il 44,4% permise ai socialisti di prendersi la maggioranza assoluta e fare il governo a modo loro. Ma in ogni caso Smer, come primo partito (Fico ha ricordato che con questa «sono quattro le elezioni di fila vinte da Smer»), ha intenzione di incontrare tutti i rappresentanti delle formazioni elette, come già aveva annunciato prima del voto. «Come vincitori cercheremo di formare il nuovo governo. Non sarà un lavoro facile, ma faremo tutto il possibile per evitare le elezioni anticipate ed eventuali esperimenti che potrebbero mettere in pericolo la democrazia parlamentare», ha detto Fico alludendo ai 14 deputati del partito di estrema destra LSNS, in una istituzione che peraltro disprezzano.

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Il premier ha aggiunto di voler fare di tutto per evitare elezioni anticipate, senza specificare con quali partiti avviare colloqui. Con i suoi 49 deputati avrà bisogno di almeno due compagni di viaggio, se non tre. Si mormorava di una coalizione con SNS e Most-Hid, ma quest’ultimi dovrebbero prima farsi passare il mal di pancia per mettersi a tavola con un partito che fino a ieri indicava negli ungheresi il nemico da abbattere. Fico ha comunque detto alla tv TA3 ieri mattina che è in grado di immaginare una collaborazione con cinque delle formazioni risultate elette. Non ha spiegato chi sono i due “non graditi”, ma si potrebbe immaginare gli estremisti e forse OLaNO, con il cui leader Matovic si è consumata recentemente una guerra sui media con colpi bassi a livello personale. Matovic, in attesa dei risultati aveva detto l’altra notte che non aveva importanza quale percentuale avrebbe avuto OLaNO, ma piuttosto sapere che Smer non sarebbe stato più al governo.

I liberali di SaS hanno festeggiato l’ottimo risultato (a una redattrice che etichettava come “discreto” il suo 12,1% il presidente Sulik ribatteva «macché discreto, è una bomba!») e il suo leader si dice pronto a formare un governo. «Abbiamo dimostrato che siamo un partito serio che è qui da sette anni». Se Smer, che ha la precedenza come primo partito, non riuscisse a formare un governo, «siamo disposti a provarci noi, per un governo riformista», ha detto Sulik lasciando aperta la possibile formazione a tutti i partiti tranne Smer e l’estrema destra.

L’alleanza tra Gente Comune (OLaNO) e NOVA, con la doppia leadership Igor Matovic – Daniel Lipsic, è arrivato terzo con l’11% mandando in Parlamento attivisti anti-corruzione, un ex giudice e un ex ministro degli Interni (lo stesso Lipsic), oltre a un volto noto dell’89, Jan Budaj.

Nonostante la sorpresa di molti, il portavoce di Kotleba (LSNS) aveva detto di aver previsto di riuscire ad entrare in Parlamento (ha ottenuto un sorprendente 8%) sulla base dei sondaggi online anonimi. «Tutti gli altri partiti dicono che non vogliono collaborare con noi, ma nemmeno noi vogliamo svendere i valori del nostro partito. Vogliamo promuovere le nostre politiche in Parlamento. Non siamo fascisti o neonazisti», queste le parole di Milan Uhrik. Il partito punta la sua retorica contro i migranti e i rom, e riporta in auge la nostalgia per lo Stato slovacco alleato della Germania nazista.

Il leader Kotleba è governatore della Regione di Banska Bystrica dal 2013 ed è stato tra gli organizzatori delle proteste contro l’immigrazione dei mesi scorsi. In segno di protesta contro l’ingresso degli estremisti in Parlamento è stata annunciata per oggi pomeriggio alle 18 una manifestazione anti-fascista a Bratislava che sfilerà per le vie della Città Vecchia.

Un exit poll di Radio Express fa notare che LSNS ha grande potere di fascino sui giovani: il partito avrebbe attirato al voto quasi un quarto dei nuovi elettori – coloro che hanno votato per la prima volta. Diversi osservatori, annota The Slovak Spectator, hanno espresso preoccupazione per il fatto che siano i più giovani a sostenere il partito di estrema destra, e puntano il dito sul sistema educativo in Slovacchia quale uno dei fattori chiave per questo  esito. «C’è una mancanza di educazione nelle scuole, ma anche a casa», ha detto l’analista politico Pavol Bobos nella notte elettorale.

Vincente è anche Andrej Danko, leader del Partito Nazionale, che con l’8,6% è riuscito a riportare l’ SNS in serie A dopo avere estromesso l’ex presidente Jan Slota e aver ripulito a fondo una organizzazione sull’orlo della bancarotta. La sua campagna elettorale è stata incentrata sulla necessità di avere uno Stato forte, tutto il contrario delle politiche che il partito perseguiva in passato, come dare la colpa di tutto ciò che non va a ungheresi e zingari..

A sorpresa Boris Kollár, uomo d’affari noto alle cronache rosa e che si dichiara “non un politico” ha costruito in pochi mesi un partito, Sme Rodina (Siamo una Famiglia), che ha raccolto il 6,6% dei voti. A caldo ha detto che non è uno stupido, e non ha nessuna intenzione di farsi coinvolgere in una coalizione di governo. Quello sarebbe il modo migliore per finire la sua carriera politica in un lampo, ha detto. Ha invece intenzione, come detto durante la campagna, di fare una politica di opposizione, e dare battaglia in aula, facendosi le ossa per rimanere a lungo in politica. Comunque incontrerà tutti i partiti che lo inviteranno a un colloqui, come forma di normale cortesia. Anche LSNS, per rispetto non dei suoi leader ma degli elettori che lo hanno mandato in Parlamento. Più tardi nel corso della giornata, Kollar ha poi detto che è stato fissato un incontro con il presidente di SaS, primo partito di una possibile coalizione di centro-destra. Per lui, avrebbe detto, è possibile collaborare con tutti tranne che con gli estremisti.

Chiudono la lista due partiti più tradizionali come Most-Hid (6,5%), in leggero calo pur aspettandosi di più, e Siet (5,6%), il partito creato da Radoslav Prochazka dopo il suo successo nella campagna presidenziale del 2013, che era dato favorito nel centro-destra dai sondaggi pre-elettorali e oggi non nasconde la delusione. Anche Béla Bugár, leader di Most, era abbacchiato ieri, e ammetteva che sono finiti i sogni di «un governo pro-europeo riformista che lotti contro la corruzione».

Un dato positivo (l’unico?) è che l’affluenza alle urne non è calata, fissandosi al 59,8%, un po’ più del 59,11 di quattro anni fa. Positivo perché negli altri appuntamenti elettorali negli ultimi anni si è in genere registrato un calo della partecipazione popolare.

Praticamente tutti i leader dei partiti eletti hanno dichiarato che non avrebbero preso in considerazione negoziare con gli estremisti di Kotleba per formare una coalizione di governo, e alcuni hanno citato anche Sme Rodina come un soggetto che non ha niente a che fare con il Parlamento. «Mettono in Parlamento persone che non hanno né educazione né valori né la mentalità di sottoporsi a complicati procedimenti politici e legislativi tipici di una democrazia», ha detto Frantisek Sebej di Most-Hid, attuale capo della Commissione parlamentare per gli Esteri.

Lo stesso Andrej Danko di SNS ha rigettato l’opzione Kotleba. Il leader di OLaNO Matovic ha detto che la presenza degli uomini di Kotleba in Parlamento costringe ora gli altri partiti a un comportamento responsabile. Preoccupato il ministro degli Affari esteri Miroslav Lajcak, eletto con Smer, che la presenza di LSNS renderà più complicata la percezione della Slovacchia in Europa.

La rivoluzione di questo voto ha reso le cose piuttosto complicate per la scena politica slovacca, che, non dimentichiamo, fra una manciata di mesi si troverà ad assumere la Presidenza di turno dell’Unione europea. Se diversi esponenti dicono che si tenterà di tutto per evitare nuove elezioni anticipate, le possibili combinazioni per una maggioranza sono piuttosto ardue e comprendono alleanze di gente che fino a ieri si prendeva a sberle.

Robert Fico, che ha ricevuto il mandato per formare il governo dal presidente Kiska, cercherà presumibilmente di proporre un patto di Smer con SNS. Ma i numeri non bastano, e avere la collaborazione di un altro partito (si è citato più volte Most) sarà complesso perché quasi tutti i partiti di destra non possono vedere SNS, nonostante il cambio di rotta imposto dal nuovo leader. L’alternativa indicibile, da tapparsi il naso, sarebbe uno Smer-SNS con il sostegno esterno dell’estrema destra di LSNS. I numeri ci sarebbero, per un pelo (78 deputati su 150). Ma una cosa del genere potrebbe portare allo sfascio il partito, secondo alcuni osservatori, e alcuni degli uomini di sinistra più convinti potrebbero abbandonare la nave e far perdere la maggioranza. Oppure, Smer con SNS, Most e Siet, ma questi due ultimi dovranno scendere a diversi compromessi. Infine, una “grosse koalition” bipartisan con tutti dentro tranne SNS e LSNS. Poco probabile, e con gli equilibri da valutare molto bene.

Se si pensa ad una coalizione di destra, invece, si potrebbe costruire con i cinque partiti SaS-Olano-Most-SIET-Sme Rodina, con anche SNS per avere la maggioranza. Rimarrebbero fuori solo Smer e gli estremisti. Kollar di Sme Rodina aveva tuttavia detto di non essere interessato a entrare in una coalizione di destra, al massimo poteva sostenerla senza esserne parte. Un governo di destra dalle molte anime è però già finito male quattro anni fa, quando la Radicova fu sfiduciata dai liberali anti-Euro.

Infine, rimane l’opzione di un possibile governo tecnico, che traghetti la Slovacchia nel semestre di Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, con nuove elezioni da farsi nell’anno nuovo.

In ogni caso, secondo la Costituzione entro 30 giorni deve essere convocato il nuovo Parlamento, e il governo in via di creazione ha altri 30 giorni per presentarsi in aula e chiedere la fiducia. Se il gabinetto non ottenesse la fiducia il Presidente della Repubblica sarebbe costretto ad indire elezioni anticipate in autunno, proprio nel bel mezzo dell’intensa attività della Presidenza UE.

(La Redazione, Fonti varie)

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