Venti anni fa finiva l’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia recente

sarajevo-assedio_(Amadalvarez-cc-by-sa@wikicommons)

«1.425 lunghissimi giorni con continui bombardamenti e con la città senza acqua, senza luce, senza cibo. L’assedio di Sarajevo cominciò nella primavera del 1992, con l’Europa rimasta a guardare. Ogni giorno sulla città cadevano in media 329 granate, e alla fine il bilancio fu di 11.541 civili rimasti uccisi, dei quali 1.601 bambini, oltre a 50.000 feriti». Con i quasi quattro anni, si è trattato «dell’assedio più lungo della storia moderna, che ha portato con sé distruzioni e devastazioni che la popolazione ancora oggi fa fatica a dimenticare».

«Esattamente 20 anni fa, il 29 febbraio 1996, dopo Vogosca e Rajlovac, gli agenti delle forze di polizia governative entrarono a Ilijas, circa 20 chilometri a nord-ovest di Sarajevo, sbloccando di fatto la città e aprendo alla capitale bosniaca le arterie stradali che collegano Sarajevo alla Bosnia centrale, con le città di Zenica, Travnik e Tuzla. La riunificazione fu completata il 19 marzo, quando al governo di Sarajevo venne restituito il quartiere cittadino di Grbavica».

Memorial to Murdered Sarajevo Children

A venti anni da quel momento (ascolta l’audio del 29/2/1996 di RAI Radio1), con la Biblioteca di Sarajevo divenuta un simbolo della brutalità umana, la Bosnia-Erzegovina ha presentato pochi giorni fa la sua domanda di ammissione all’Unione europea.

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Foto sopra: la mappa dell’assedio – Amadalvarez cc-by-sa
Foto sotto: memoriale per i 521 bambini assassinati nell’assedio

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