Intelligence slovacca: rischio terrorismo crescente per l’Europa se non tappa i buchi di Schengen

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Un confine esterno di Schengen che non funziona permette l’ingresso incontrollato nell’Unione europea non solo di profughi perseguitati in fuga dalla guerra e di migranti economici e illegali, ma anche di persone che sono un vero e proprio pericolo per la sicurezza nazionale, ha scritto il servizio di intelligence slovacco SIS nella sua ultima relazione. Pericoli che sono per lo più nella categoria di “minacce terroristiche”, specifica il rapporto.

In base alle informazioni a nostra disposizione, scrive il SIS, «siamo d’accordo con l’affermazione del capo di Europol, Rob Wainwright, che dice che l’Europa deve affrontare oggi il pericolo più pronunciato di terrorismo degli ultimi dieci anni». Oltre all’enorme crescita delle attività delle organizzazioni terroristiche dalla regione del Vicino e Medio Oriente, e il fenomeno dei cosiddetti “foreign fighters“, «uno dei motivi più gravi per l’attuale indebolimento della sicurezza è il malfunzionamento del confine di Schengen», che consente «il passaggio incontrollato da e verso l’UE di un numero di individui che sono quantificabili in centinaia di migliaia». Una volta entrati, «i loro movimenti successivi all’interno dell’UE si verificano praticamente senza documenti d’identità o di viaggio personali, a volte anche sulla base di documenti falsificati», ha spiegato il portavoce del SIS, Branislav Zvara, secondo l’agenzia Tasr.

Non c’è alcuna possibilità realistica di successo nella lotta alle crescenti minacce alla sicurezza se le forze di sicurezza dei singoli Stati membri dell’Unione europea «non riescono a costruire una visione d’insieme di chi viaggia attraverso l’Europa, come succede con i movimenti di ogni cittadino dell’Unione», dice il servizio di intelligence slovacco.

Senza voler creare inutile panico, «consideriamo grave la situazione della sicurezza», e ci auguriamo che l’Unione  europea approvi al più presto «una serie di misure di lungo periodo al fine di affrontare il gap di sicurezza». Tra le soluzioni, il SIS indica «In primo luogo la reintroduzione della modalità standard di funzionamento delle frontiere Schengen, stabilendo gli hotspot di ingresso nell’UE, cosa che consideriamo fondamentale per applicare le procedure necessarie al rispetto dell’incolumità e sicurezza di tutti i cittadini dell’Unione europea».

(Red)

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Foto Bőr Benedek photo cc-by-2.0

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