Rapporto Amnesty International: diritti umani in pericolo su scala globale

Sotto attacco le persone ma anche le istituzioni. È un’annata complicata anche per l’Europa, minacciata dalla regressione

amnesty-ucraina_(video_Oleksander-Sulyma)

Il 2015 è stato un anno particolarmente complicato per i diritti umani a causa delle molte crisi in corso in tutto il pianeta; ma, come rivela il Rapporto 2015-2016 di Amnesty International, oltre alla violazione dei diritti cresce anche l’indebolimento sistematico delle istituzioni che dovrebbero tutelarli. A consentirlo l’atteggiamento dei governi, che sfuggono ai controlli degli organismi internazionali e che in molti casi schiacciano i diritti sotto il controllo e la repressione in ottica sicurezza.

Il report prende in esame la situazione in 160 paesi e territori: a condannare i governi i numeri; nell’annata appena trascorsa infatti, maltrattamenti e torture sono stati attuati in oltre 120 paesi e sono almeno 30 quelli che hanno rispedito a casa illegamente i rifugiati sapendo di poterli esporre al rischio e al pericolo. Alto anche il numero dei paesi dove impunemente sono stati commessi crimini di guerra. Davanti a torture, sofferenze e conflitti non dovrebbe sorprendere allora anche l’ampio numero di persone sfollate, che si attesta in 60 milioni. Ferite umane e morali ma anche altre limitazioni mostrano uno status quo preoccupante: in 113 paesi le restrizioni alla libertà di stampa e di espressione sono state imposte in maniera arbitraria. In ben 88 paesi sono invece andati in scena processi iniqui, a danno e detrimento dei diritti della persona ma anche del sistema democratico in generale.

Anche per l’Europa è stato un anno tutt’altro che positivo; i fatti sono noti: dalla crisi in Ucraina, agli attentati di Parigi oltre alla drammatica crisi dei migranti che ha messo a nudo molte contraddizioni e limiti di accoglienza. Secondo Amnesty quindi, il rispetto dei diritti umani è peggiorato in tutta la regione, evidenziano in particolare nella Ue una tendenza regressiva a vantaggio dei populismi, e “il ruolo dei diritti umani come pietra angolare delle democrazie europee è sembrato più che mai vacillare” anche in paesi insospettabili. All’Italia invece si rimprovera il perdurare della discriminazione contro i rom, la mancata introduzione del reato di tortura e di un’istituzione nazionale indipendente per i diritti umani, oltre all’esistenza di preoccupazioni per la mancanza di accertamenti delle responsabilità per i decessi avvenuti in custodia.

(Wired.it)

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Foto: Ucraina, frame da un video di Oleksander Sulyma

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