Consiglio Europeo, nuovo duello sull’immigrazione

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Giovedì 18 febbraio si è aperta a Bruxelles una nuova riunione del Consiglio Europeo, che si è prolungata più del previsto e che si è concentrata soprattutto sul tema dell’immigrazione e sulla possibile uscita dell’Inghilterra dall’Unione (la c.d. Brexit), questioni che già da tempo affannano i leader europei, determinando anche inevitabili schieramenti e divisioni tra gli Stati membri.

Guardando alla cronaca di queste giornate, di dialoghi e scontri, si ha proprio la sensazione che sul fronte immigrazione l’Europa continui a perdere, giorno dopo giorno, la sua unione e che il sistema Schengen sia sempre più sotto attacco.

L’Austria chiude le frontiere

L’Austria ha infatti annunciato l’intenzione di dare attuazione al piano di contenimento dell’ingresso dei migranti nel proprio territorio nazionale, prevedendo un tetto massimo giornaliero e uno annuale  di rifugiati che potranno entrare nei confini austriaci. In base ad un pericoloso effetto domino hanno subito fatto seguito alle dichiarazioni dello Stato austriaco, anche quelle della Serbia, della Croazia della Bulgaria, Paesi che hanno parzialmente già attuato la militarizzazione delle frontiere interne.

La situazione austriaca, come ha osservato il premier Matteo Renzi, è particolarmente dedicata, considerato che la chiusura dei confini austriaci potrebbe avere rilevanti conseguenze per l’Italia, in particolare per quanto riguarda il nord est, che rischierebbe di diventare l’unica frontiera aperta di ingresso dei profughi in Europa, con ripercussioni difficilmente gestibili quanto ad organizzazione e risorse necessarie.

Il premier ungherese, Viktor Orban, per parte sua non ha mancato di ribadire la politica di chiusura che stanno portando avanti i Paesi dell’Est Europa e, al termine del Consiglio, ha esplicitamente dichiarato che la chiusura dei confini è giusta e che l’Ungheria continuerà a mantenere la chiusura delle frontiere con Serbia e Croazia e se necessario anche con la Romania.

Le reazioni al Consiglio Europeo

Davanti a questi atteggiamenti di chiusura non sono mancate dure reazioni. Il Commissario dell’immigrazione Dimitris Avramopoulos ha dichiarato che il tetto che l’Austria intende imporre sull’accoglienza dei richiedenti asilo sarebbe chiaramente incompatibile con gli obblighi comunitari e internazionali. Matteo Renzi ha invece apertamente minacciato di tagliare i fondi a chi non intende collaborare alle politiche di accoglienza dei migranti e di ricollocamento dei profughi nel rispetto del meccanismo delle quote, sistema che sembra tuttavia  essere naufragato o che quanto meno per ora rimane lettera morta. L’intervento del premier sembra essere stato apprezzato da Francia, Germania e Grecia.

Nessun accordo concreto è stato quindi raggiunto sul tema immigrazione e i politici europei si sono dati appuntamento per i primi di marzo, quando si terrà il tanto atteso vertice UE-Turchia per discutere della strategia europea di contenimento delle partenze dei migranti, soprattutto siriani, dalle coste turche.

Compromesso sulla Brexit

Un compromesso è stato invece finalmente raggiunto, dopo oltre 24 ore di negoziato, con David Cameron, che ha accettato di raccomandare ai suoi concittadini la scelta per la permanenza nell’Unione in vista del referendum che, come annunciato dal premier inglese, si terrà il prossimo 23 giugno.

Le condizioni poste da Cameron sono state soddisfatte nei quattro punti dell’accordo preannunciato e poi effettivamente siglato e che, qualora il referendum avesse esito favorevole all’Unione, dovrà essere rispettato dal Consiglio. In estrema sintesi, il contenuto dell’accordo è il seguente:

  1. la Gran Bretagna potrà attivare per 7 anni il cosiddetto “freno d’emergenza” per l’accesso dei benefici del welfare dei cittadini comunitari, che dovranno aspettare 4 anni prima di accedere pienamente a tutti i vantaggi del welfare britannico, che saranno assicurati solo “gradualmente”;
  2. l’UE si impegna a ridurre burocrazia e costi, soprattutto per le PMI e più in generale per favorire la competitività;
  3. punto che fa molto discutere è quello riguardante le prossime revisioni dei Trattati, in cui il concetto di “unione sempre più stretta”, previsto come obiettivo da raggiungere nelle versioni attuali dei trattati, non si applicherà più alla Gran Bretagna;
  4. le banche inglesi avranno più autonomia, anche se con l’obbligo di rispettare la “parità del mercato interno” e continueranno ad operare sotto il controllo delle autorità europee.

(Elisabetta Sartor, via Rivista Europae)

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Foto martinschulz cc-by-nc-nd 

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